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Category Fondamentali

Cos’è il bail-in e come funziona

C’era una volta il bail-out. Ve lo ricordate? Prevedeva il salvataggio per linee esterne di una banca a rischio default, con denari pubblici. Poi, dal primo gennaio 2016, il cambio di passo: da allora, il salvataggio delle banche in crisi non avviene con i soldi dei contribuenti – ovvero con il cosiddetto bail-out – bensì con risorse interne alla banca, ossia con il bail-in. In sostanza, in caso di crack bancario sono chiamati ad aprire il portafoglio prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e infine i depositanti con liquidità superiore ai 100 mila euro.

Lo ha stabilito la Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD), che ha modificato radicalmente il modo di gestire i dissesti bancari nell’Unione Europea: la logica è evitare che il peso di un crack bancario ricada sulla totalità dei contribuenti, ma far sì che se ne faccia carico chi ha accordato la sua fiducia all’istituto, diventandone azionista o creditore.

Una chiamata all’assunzione di responsabilità per soci, obbligazionisti e correntisti, insomma. Ma, come vedremo, con qualche paletto.

Come funziona il bail-in

Il bail-in consente a chi si occupa del salvataggio della banca – nel nostro Paese la Banca d’Italia – di svalutare le azioni e i crediti e di convertire questi ultimi in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà o una nuova entità che ne porti avanti le funzioni essenziali.

Abbiamo parlato di azioni non a caso: come sottolinea la Banca d’Italia, innanzitutto “si sacrificano gli interessi dei ‘proprietari’ della banca, ossia degli azionisti esistenti, riducendo o azzerando il valore delle loro azioni”. Da qui in poi, il salvataggio interno segue una precisa gerarchia, in ordine decrescente di rischio dello strumento in cui si è scelto di mettere i propri denari.

Quindi:

  • gli azionisti;
  • i detentori di altri titoli di capitale;
  • gli altri creditori subordinati;
  • i creditori chirografari;
  • le persone fisiche e le piccole e medie imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100.000 euro;
  • il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al bail-in al posto dei depositanti protetti.

Ma la Banca d’Italia può decidere di non coinvolgere una determinata categoria, per evitare il panico tra i risparmiatori e sui mercati, facendo intervenire al loro posto il fondo di risoluzione.

In ogni caso, azionisti e creditori non potranno in nessun caso subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie. E comunque, chi si vede convertire un credito in azioni col tempo potrebbe recuperare il valore del suo investimento, se il risanamento della banca ha successo.

Chi è al sicuro in caso di bail-in?

Come spiega la Banca d’Italia, sono completamente esclusi dall’ambito di applicazione e non possono quindi essere svalutati né convertiti in capitale:

  • i depositi di importo fino a 100.000 euro;
  • le passività garantite, inclusi i covered bonds e altri strumenti garantiti;
  • le passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela o in virtù di una relazione fiduciaria, come il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli detenuti in un conto apposito;
  • le passività interbancarie (esclusi i rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a sette giorni;
  • le passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a sette giorni;
  • i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

Le passività non espressamente escluse possono essere sottoposte a bail-in, salvo scelta diversa da parte dell’autorità.

Qual è il rischio di imbattersi nel bail-in di una banca?

Non elevatissimo, se si sta accorti: i segnali premonitori della crisi di una banca di solito compaiono in modo progressivo e graduale, con conseguente copertura sui media. Vale comunque sempre la raccomandazione di tenere ben dritte le antenne sui rischi che si assumono acquistando un’obbligazione bancaria o depositando i soldi in banca.

Chi deposita più di 100 mila euro o compra un’obbligazione bancaria subordinata o senior non garantita deve essere ben consapevole che in questo modo diventa un creditore della banca. E deve essere ancor più sul chi-va-là nel caso in cui si veda proporre le azioni della banca. Purtroppo, nei casi di “risparmio tradito” l’ignoranza di queste nozioni di base rende in qualche modo complici di chi ci prende per fessi.

Consapevoli e responsabili delle proprie scelte: tenendo presente che non esiste né mai esisterà un rendimento potenziale privo di rischi.

Articolo originale

Piano di accumulo – Più efficace nei momenti di discesa

Quando è efficace un piano di accumulo?

la risposta che verrebbe da dare è la seguente: sempre.

in realtà ci sono due casi di mercato ipotetici nel quale un piano di accumulo non è così conveniente. Un mercato sempre in salita, nel quale sarebbe più conveniente investire tutto e subito, e un mercato sempre in discesa, nel quale sarebbe meglio non investire proprio.

Ma questi due casi ipotetici non sono possibili nel mondo reale, nella finanza di oggi. Oggi abbiamo mercato che fanno sali/scendi giornalmente, in modo più o meno accentuato.

Cosi, su richiesta di Federica, una ragazza che seguo, ho deciso di creare queste semplici spiegazioni sulla mia lavagnetta che utilizzo per le spiegazioni ai miei clienti.

Ovviamente, se doveste avere dubbi non esitate a chiedermi con un commento o via contatti che trovate sul sito.

Come primo caso, mettiamo quello di un mercato piatto.

In questo caso, investire tramite piano di accumulo o tutto in una volta non avrà nessuna differenza, in quando non ci saranno rendimenti. Ma anche qui ci troviamo di fronte a un mercato ipotetico, ben diverso da quella che è la realtà.

Nel mercato reale, avremo una situazione qui sopra illustrata. Dei momenti di rialzo, seguiti da momenti di ribasso, seguiti da momenti di rialzo, e così via. La particolarità del piano di accumulo si accentua allora, sfruttando la volatilità approfittandone dei momenti di ribasso per acquistare più quote, in modo da avere più valore quando il mercato si rialzerà.

Infatti, anche in caso di mercato volatile che torna allo stesso livello iniziale può comportare vantaggi. Come si vede qui sopra, il valore finale sarà sempre lo stesso. Ma con una differenza sostanziale. Avremo più quote rispetto ad un investimento sul mercato piatto.

Per evidenziare questa differenza, vi mostro l’ultima immagine, che a mio parere è la più esplicativa di tutte

Differenze tra gli indici S&P 500, Dow Jones, Nasdaq, Russell Index

Guida alla scoperta dei maggiori indici degli Stati Uniti: S&P 500, Dow Jones, Nasdaq Composite, Russell

Cos’è il Dow Jones Industrial Average (DJIA)

Comunemente noto come Dow Jones è l’indice storico della Borsa di New York, inventato da Charles Dow e dal socio Edward Jones nel 1896. L’indice rappresenta le prime 30 aziende del NYSE e tra esse troviamo Walt Disney Company, Exxon Mobil Corporation, Microsoft Corporation.

Inizialmente il Dow includeva solo 12 compagnie statunitense, ma per l’epoca rappresentavano una buona fetta dell’economia, che in prevalenza copriva il settore industriale e delle materie prime: gas, petrolio, zucchero, cotone, ferrovie, tabacco.

A partire dal 1928 l’indice ha raggiunto i 30 componenti che nel tempo sono variati ben 51 volte. L’ultima variazione è avvenuta il 26 giugno 2018, quando la Walgreens Boots Alliance Inc. ha sostituito la General Electric Company.

Come viene calcolato il Dow Jones. L’indice è ponderato in base al prezzo, quindi le azioni con maggiori quotazioni azionarie pesano di più all’interno del Dow Jones. Inizialmente la media veniva calcolata aggiungendo i prezzi delle 12 scorte del componente Dow e dividendo per 12. A causa di fusioni e scissioni, nel tempo sono state aggiunte divisioni e sottrazioni all’indice per tenere conto di queste variazioni.

Le maggiori società del Dow Jones attuale

  • The 3M Company.
  • Apple Inc.
  • The Boeing Company.
  • Johnson & Johnson.
  • JPMorgan Chase & Co.
  • Nike Inc.
  • McDonald’s Corporation.
  • Visa Inc.
  • Walmart Inc.

Cos’è il Nasdaq

Il Nasdaq è una Borsa con sede a New York in Times Square, l’acronimo sta per National Association of Securities Dealers Automated Quotation. La sua caratteristica peculiare risiede nel fatto di essere il primo mercato borsistico al mondo completamente basato su una rete di computer.

L’indice più famoso del mercato è il Nasdaq Composite Index che rappresenta oltre 3.300 azioni ordinarie tra cui: common stock, fondi comuni di investimento mobiliare (REIT), ecc.

Il Nasdaq Composite non fa riferimento solo a compagnie che risiedono negli Stati Uniti d’America, ed è questa una caratteristica che lo distingue notevolmente dagli altri U.S. Index.

Per calcolare il Nasdaq Composite Index si usa una metodologia di ponderazione della capitalizzazione di mercato. Il valore dell’indice è quindi pari al valore totale dei pesi delle azioni di ciascun titolo. Il totale viene regolato dividendolo per un divisore di indice, che ridimensiona il valore in una figura più appropriata. L’indice varia ogni secondo, ma il valore di riferimento di giornata è quello delle ore 16:16.

Cos’è l’Indice Standard & Poor’s 500 (S&P 500)

L’indice Standard & Poor’s 500 (S&P 500) è un indice ponderato delle 500 più grandi compagnie statunitensi quotate alla Borsa di New York, negli indici Nasdaq e Dow Jones presentati in precedenza. Esso è uno dei numerosi indici “coniati” dalla società di rating Standard & Poor’s.

Il criterio di scelta delle compagnie che ne entrano a far parte è molto semplice, le prime 500 per capitalizzazione di mercato, scelte dal Comitato di gestione dell’indice S&P 500.

L’indice è il miglior indicatore dell’andamento dei titoli azionari delle più grandi società USA quotate in borsa.

Il calcolo dell’indice S&P 500 è abbastanza semplice, basta sommare il capitale di mercato di ogni singola compagnia inserita nel benchmark. Per calcolare la ponderazione (il “peso”) di ciascuna compagnia all’interno del paniere, si prende la capitalizzazione di mercato della società e dividendola per la capitalizzazione totale di mercato dell’indice. Se, ad esempio, volessimo calcolare la ponderazione di Best Buy all’interno dell’indice, prendiamo la capitalizzazione di mercato della compagnia (18,79 miliardi di USD) e la dividiamo per la capitalizzazione dell’indice (22,68 trilioni di USD): ammesso abbiate una calcolatrice in grado di fare il calcolo.

L’indice S&P 500 si compone di sole azioni flottanti, cioè quelle che si possono pubblicamente acquistare e vendere in Borsa. Ogni qualvolta una compagnia aumenta o diminuisce il numero di azioni, l’indice si adegua per compensare l’immissione o il ritiro.

Il valore dell’indice S&P 500 si calcola con una formula in parte segreta, perché è necessario sommare i limiti di mercato rettificati di ciascuna società e dividere il risultato per un divisore noto solo ai gestori dell’indice.

Tutti gli indici S&P

Lo Standard & Poor’s 500 non è l’unico indice S&P, la famiglia è molto numerosa e conta ben 1200 indici. I principali sono:

  • S&P MidCap 400: società a media capitalizzazione;
  • S&P SmallCap 600: rappresenta compagnie a piccola capitalizzazione;
  • S&P Composite 1500: è l’unione degli indici S&P 500, MidCap 400 e SmallCap 600.

Quelli appena menzionati fanno tutti riferimento alle società quotate alla Borsa di New York, mentre gli altri sono globali ed abbracciano altri mercati.

Gli indici Russell 3000, 2000 e 1000

L’indice Russell 3000 comprende le prime 3.000 compagnie quotate negli USA per capitale di mercato. L’indice rappresenta circa il 98% di tutti i titoli azionari degli Stati Uniti d’America.

L’indice Russell 3000 è la sorgente da cui nasce l’intera famiglia degli Indici Russell, come:

  • l’indice Russell 1000 che rappresenta le prime mille compagnie quotate per capitale di mercato;
  • l’indice Russell 2000 che include all’opposto le 2.000 più piccole società quotate in borsa negli USA.

Per quanto riguarda la strategia, il Russell 3000 è completamente passivo rispetto all’andamento dei titoli che rappresenta.

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Andrai mai in pensione?

La credibilità di avere una pensione decente per noi ragazzi è sempre più bassa. Perché aspettare per pensare al tuo futuro?

Comparazione Costi Conti Correnti

Oltre alla solidita’ e alla sicurezza, la forza di Fineco e’ anche nei costi. Infatti, il conto personale e’ un conto senza spese, che non prevede canoni annui e che offre la maggior parte delle operazioni giornaliere in modo completamente gratuito (Clicca per sapere di piu’).

In questo articolo voglio mettere in comparazione i costi di Fineco con le altre realta’ bancarie, senza escludere i servizi delle Poste.

  1. Fineco vs Postepay vs Postepay Evolution
  2. Fineco vs Unicredit Conto Base vs Unicredit My Genius
  3. Fineco vs Intesa San Paolo
  4. Fineco vs Credem Conto Generico vs Credem Conto Base

Fineco vs Postepay vs Postepay Evolution

FinecoPostepayPostepay Evolution
Spese apertura del conto€ 0,00€ 10,00€ 20,00
Canone annuo€ 0,00€ 0,00€ 12,00
Costo carta di Debito€ 0,00€ 10,00€ 5,00
Costo carta di Credito19,95 annuiNon previstoNon previsto
Operazioni incluse nel canoneillimitateNon previstoNon previsto
Costo extra per operazioni non incluse nel canone€ 0,00Non previstoNon previsto
Prelievo contante > 99 euro in Italia€ 0,001 euro da ATM Postamat; 1,75 euro da ATM BancarioGratis da ATM Postamat; 1 euro da uffici postali abilitati; 2 euro da ATM bancario
Prelievo contante < 99 euro in Italia€ 0,801 euro da ATM Postamat; 1,75 euro da ATM BancarioGratis da ATM Postamat; 1 euro da uffici postali abilitati; 2 euro da ATM bancario
Prelievo contante estero€ 1,451,75 euro da ATM Bancario2 euro da ATM bancario
Bonifico SEPA€ 0,00Non previsto1 euro da app e online; 3,50 euro da ufficio postale
Bonifico SEPA istantaneo€ 0,00Non previstoNon previsto
Domiciliazione utenze€ 0,00Non previstoNon previsto

Fineco vs Unicredit Conto Base vs Unicredit My Genius

FinecoUnicredit Conto BaseUnicredit My Genius
Spese apertura del conto€ 0,00€ 0,00€ 0,00
Canone annuo€ 0,00€ 48,00€ 24,00
Costo carta di Debito€ 0,00€ 0,00€ 0,00
Costo carta di Credito19,95 annui40 annui40 annui
Operazioni incluse nel canoneillimitatelimitateIllimitate
Costo extra per operazioni non incluse nel canone€ 0,002,75 euro; 3,50 euro0 euro; 3,50 allo sportello
Prelievo contante > 99 euro in Italia€ 0,002 euro, 0 euro se sportello Unicredit2 euro, 0 euro se sportello Unicredit
Prelievo contante < 99 euro in Italia€ 0,802 euro, 0 euro se sportello Unicredit2 euro, 0 euro se sportello Unicredit
Prelievo contante estero€ 1,452 euro 2 euro
Bonifico SEPA€ 0,00€ 7,25€ 7,25
Bonifico SEPA istantaneo€ 0,0010 euro; 2,50 euro se verso Unicredit10 euro; 2,50 euro se verso Unicredit
Domiciliazione utenze€ 0,00€ 0,00€ 0,00

Fineco vs Intesa San Paolo

FinecoIntesa San Paolo
Spese apertura del conto€ 0,00€ 0,00
Canone annuo€ 0,00€ 0,00
Costo carta di Debito€ 0,006 annui
Costo carta di Credito19,95 annui60 annui
Operazioni incluse nel canoneillimitatelimitate; minimo 15 euro trimestrale
Costo extra per operazioni non incluse nel canone€ 0,001,60 euro
Prelievo contante > 99 euro in Italia€ 0,002 euro, 0 euro se sportello Intesa
Prelievo contante < 99 euro in Italia€ 0,802 euro, 0 euro se sportello Intesa
Prelievo contante estero€ 1,452 euro 
Bonifico SEPA€ 0,00€ 5,00
Bonifico SEPA istantaneo€ 0,000,04 per mille (min 0,60 – max 20)
Domiciliazione utenze€ 0,00€ 0,00

Fineco vs Credem Conto Generico vs Credem Conto Base

FinecoCredem Conto GenericoCredem Conto Base
Spese apertura del conto€ 0,00€ 5,00€ 5,00
Canone annuo€ 0,00€ 0,00€ 6,00
Costo carta di Debito€ 0,0013,97 annui€ 0,00
Costo carta di Credito19,95 annui39 annui39 annui
Operazioni incluse nel canoneillimitatelimitateIllimitate
Costo extra per operazioni non incluse nel canone€ 0,00€ 2,46€ 0,00
Prelievo contante > 99 euro in Italia€ 0,001,90 euro, 0 euro se sportello Credem1,90 euro, 0 euro se sportello Credem
Prelievo contante < 99 euro in Italia€ 0,801,90 euro, 0 euro se sportello Credem1,90 euro, 0 euro se sportello Credem
Prelievo contante estero€ 1,451,90 euro1,90 euro
Bonifico SEPA€ 0,00€ 1,25€ 0,58
Bonifico SEPA istantaneo€ 0,00Non previstoNon previsto
Domiciliazione utenze€ 0,00€ 0,00€ 0,00

Simulatore Piano di Accumulo

Al seguente link vi riporto un utile e semplice Simulatore di funzionamento di un Piano di Accumulo (PAC).


https://www.nef.lu/do.jsp?XDH=1360&XD=1311&LANGUAGE=IT&XDI=2&MAH=a736c121668dddc9066c5ffff34a1cef

 

Il calcolatore per verificare durata del PAC e valore della rata necessari a raggiungere un capitale di valore definito.

Esempio di un PAC al rendimento al 5% per 10 anni di versamenti con versamento mensile di soli 100 euro.

Nel secondo esempio invece, ipotizzeremo lo stesso rendimento, gli stessi versamenti ma con una durata di 35 anni, per evidenziare come il fattore tempo incide in modo notevole in questo strumento di investimento.

Cosa significano questi dati?

In parole povere, il simulatore del Piano di Accumulo da una rappresentazione grafica e numerica di cosa succede investendo una certa quantita’ di denaro in modo costante nei mesi e negli anni.

La barra di colore rosso rappresenta il capitale investito, mentre la barra di colore gialla rappresenta la rivalutazione del capitale investito. Ovvero, i rendimenti ottenuti dagli interessi.

Facile quindi e’ da capire come il fattore tempo gioca un punto fondamentale nel calcolo dell’interesse composto (leggasi anche montante).

Nell’esempio numero 1, a fronte di 12.000 euro versati in 10 anni (100 euro x 12 mesi x 10 anni), si riceveranno 3.499,21 euro di interessi, per un valore complessivo di 15.499,21 euro.

Nell’esempio numero 2, a fronte di 42.000 euro versati in 35 anni (100 euro x 12 mesi x 35 anni), si riceveranno 69.297,90 euro di interessi (PIU’ DEI VERSAMENTI EFFETTUATI), per un valore complessivo di 111.297,90 euro.

Fineco Bank, e’ sicura?

Banche sicure in Italia: l’elenco aggiornato

Quali sono le banche sicure in Italia? È questa la domanda ricorrente tra i risparmiatori dopo la recente crisi degli istituti di credito.

Conoscere le banche sicure in Italia è il desiderio di molti risparmiatori, preoccupati dopo le notizie arrivate negli ultimi anni dal settore bancario. I telegiornali hanno aperto per settimane parlando delle gravi crisi che hanno colpito alcune banche. Qual è la situazione oggi e quali sono gli istituti più solidi?

Banche sicure: i parametri di solidità

La solidità patrimoniale di una banca ci dice se la stessa è in grado di coprire eventuali perdite con le risorse a disposizione. In realtà questo valore è frutto di una media di tre indici che insieme definiscono la robustezza di un istituto bancario.

I parametri da considerare sono:

  • il Cet1 ovvero il capitale pronto all’uso;
  • il Tier1 che comprende il Cet1 e le azioni di risparmio;
  • il Tcr ovvero il total capital ratio, che indica il patrimonio totale rapportato alle attività ponderate per il rischio.

Secondo le direttive della BCE, per essere considerata “sicura” una banca deve presentare un Cet1 minimo dell’8% e un Tcr del 10,5%, rimodulabile in base agli obiettivi di ogni singola banca.

Banche sicure: banche online più solide ed efficienti

Corriere e Bocconi hanno analizzato i dati di bilancio delle banche online e i risultati dimostrano, rispetto alle banche tradizionali, maggiore solidità ed efficienza.

La banca migliore è Fineco, con un Cet1 del 22,44%, superiore al Cet1 di tutte le altre banche tradizionali considerate tra le più solide. Anche dal punto di vista dell’efficienza e della redditività le banche dirette sembrano preferibili rispetto a quelle più strutturate.

fonte: Corriere.it

Articoli originali
https://www.6sicuro.it/news/banche-sicure-italia
https://www.6sicuro.it/banca/elenco-banche-rischio-italia
https://www.money.it/Cet1-banche-italiane-classifica
https://www.money.it/Banche-italiane-quali-sicure-classifica
https://finanza.economia-italia.com/banche-italiani-migliori
https://www.blogfinanza.com/economia/19099-elenco-banche-bail-in-migliori/#le-banche-piu-sicure-in-italia
https://www.habitante.it/habitante-consumatore/consumi-e-mercati/quali-sono-le-banche-piu-sicure-ditalia-ecco-la-classifica/

Previdenza complementare: i vantaggi di aderire da giovani

Sono i giovani, noti anche come millennials (nati tra il 1980 e il 2000) e gli Z (nati dopo il 2000), i figli delle nuove tecnologie, degli smartphone e dei tablet, le generazioni che più di tutte hanno la necessità di pensare per tempo al proprio domani, soprattutto con riferimento al tema pensionistico. Infatti, oltre alla modifica del sistema pensionistico che ha introdotto nuove regole di accesso e di calcolo della pensione pubblica meno vantaggiose rispetto al passato, le loro carriere sono spesso caratterizzate da una maggiore discontinuità anche da un punto di vista contributivo.

Ecco allora che diventa importante costruirsi una pensione di scorta, aderendo il prima possibile alla previdenza integrativa, così da accrescere, giorno dopo giorno, la propria futura stabilità economica.   

Aderire fin da giovani alla previdenza integrativa comporta numerosi benefici:

  • libertà di costruire nel tempo la propria stabilità economica
  • accesso a vantaggi fiscali ancora maggiori
  • più flessibilità di accedere a quanto accumulato
  • gestione ancora più efficiente grazie al lungo periodo a disposizione

Fondo pensione giovani: liberi di costruire passo dopo passo una pensione di scorta

Potrebbe sembrare prematuro ma il tema pensionistico è molto importante soprattutto per i giovani e non deve assolutamente essere rinviato. Anche se non lavori ancora i genitori ti possono aiutare aderendo per tuo conto.

Avendo un lungo periodo a disposizione, i giovani sono liberi di scegliere la frequenza e l’importo dei versamenti più in linea con le proprie esigenze e con la propria capacità di risparmio che può anche cambiare nell’arco della vita lavorativa.

Se si versano ammontari diversi o piccoli ma in maniera costante, anche grazie al vantaggio fiscale della deducibilità e ai rendimenti maturati, si può con il passare degli anni accumulare un capitale consistente su cui contare al termine della propria carriera lavorativa.

Fondo pensione: aderendo da giovani più vantaggi fiscali

Gli aderenti alla previdenza integrativa possono sempre contare su importanti vantaggi fiscali grazie all’applicazione del sistema fiscale E-T-T, e chi si iscrive da giovane ancora di più.

Perchè?

1. La prestazione finale è soggetta ad una tassazione agevolata pari al 15%, inferiore alle normali aliquote IRPEF (dal 23% al 43%). Il tempo premia ulteriormente gli aderenti “di lunga data” con un ulteriore “sconto” sulla tassazione: dopo 15 anni di partecipazione al fondo pensione, l’aliquota del 15% diminuisce ulteriormente dello 0,30% all’anno, fino ad arrivare a una tassazione minima del 9% dopo 35 anni di partecipazione.

Prima si aderisce, minore sarà la tassazione applicata in fase di erogazione.

Anni di partecipazione alla previdenza integrativa ≤ 15 anni                                 ≥ 15 anni           ≥ 35 anni                     
Aliquota applicata 15% – 0,30% per ogni anno successivo fino al massimo del 6% di riduzione9%

2. Altro importante punto di forza del sistema fiscale agevolato E-T-T è la deducibilità dei versamenti al fondo pensione fino a 5.164 euro all’anno. Anche in questo caso i giovani hanno accesso ad un bonus: il limite annuo infatti aumenta a ben 7.746,86 euro per i lavoratori alla prima occupazione.

Come funziona il bonus di deducibilità?

Nei primi 5 anni di adesione la parte del tetto di deducibilità ordinario non sfruttata non verrà persa ma diventerà un bonus che potrà essere sfruttato nei 20 anni successivi fino a raggiungere una deducibilità totale pari a 7.746,86 euro annui.

Prima si inizia e maggiore sarà il risparmio sulle tasse ottenuto grazie alla deducibilità dei contributi.

Previdenza complementare giovani: risparmio flessibile

Un altro vantaggio che aumenta con il passare degli anni è quello della flessibilità. Dopo 8 anni di partecipazione al fondo pensione si possono richiedere anticipazioni:

  • fino al 75% di quanto accumulato per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa per sé, il coniuge o i figli
  • fino al 30% di quanto accumulato per qualsiasi esigenza

Si tratta di due opzioni importanti, soprattutto per i giovani, che potranno accedere ai propri risparmi per acquistare casa o, fino al 30%, per avviare la propria attività, fare un bel viaggio, finanziare un master.

Resta ferma la possibilità di richiedere, in qualsiasi momento, anticipazioni fino al 75% di quanto accumulato nel fondo pensione per affrontare importanti spese mediche.

Fondo pensione giovani: nel lungo periodo è più facile ottenere una gestione efficiente

Oltre ai vantaggi fiscali, alla flessibilità e alla libertà nelle scelte, i giovani che aderiscono presto hanno i loro risparmi gestiti in un periodo abbastanza lungo da permettere di ottenere una gestione efficiente.

Come mai la gestione è più efficiente nel lungo periodo?

In primo luogo, il lungo periodo porta a compensare le eventuali oscillazioni di mercato e a ottenere una certa stabilità dei rendimenti.

Inoltre, ai fondi pensione si applica il meccanismo della capitalizzazione degli interessi o interesse composto per il quale gli interessi generati, a seguito dell’investimento del capitale generano essi stessi degli interessi. Grazie a questo meccanismo è possibile, nel lungo periodo, ottenere una crescita esponenziale dei propri risparmi.

Altro punto a favore di una lunga gestione è la dilazione dei costi. Questi infatti diminuiscono nel lungo periodo in quanto i costi fissi iniziali si ripartiscono nel corso degli anni.

E non è finita lì, i giovani aderenti possono iniziare con un investimento in un comparto azionario, più consigliabile per un lungo periodo di partecipazione, e poi, con l’avanzare dell’età, spostarsi verso comparti bilanciati tra azioni e obbligazioni, fino a scegliere un comparto garantito all’avvicinarsi della pensione così da consolidare i propri risparmi.

Aderendo fin da giovani alla previdenza complementare sarà possibile ottenere una sicurezza economica in più per il post lavoro e al contempo beneficiare di importanti vantaggi fiscali e flessibilità.

Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi, inizia subito a costruirti la tua pensione di scorta.

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Fondi Pensione: 3 Agevolazioni Fiscali con Rendimenti

Il sistema previdenziale: i tre pilastri.
Fondi aperti: perche’?
1. Deducibilita’ Fiscale: un grande risparmio sull’IRPEF.
Esempio deduzione IRPEF con versamenti al fondo pensione. Fino a 5.164,57€ annui.
Cosa comprendono i 5.164,57€ annui?
Per i giovani alla prima occupazione il limite e’ di 7.746,86€
Contributi oltre 5.164,57€ anni, cosa succede?
2. Aliquota Agevolata del 20% sui rendimenti.
3. Aliquota Agevolata dal 15% al 9% in fase di erogazione.
Modalita’ di erogazione della pensione
Anticipo sulle somme maturate
Riscatto della posizione
Trasferimento a altro fondo pensione
Risparmi intoccabili e “limite del quinto”
Costi della previdenza integrativa
Chiusura della adesione al fondo pensione
Calcolare Gap previdenziale, tasso di sostituzione
Esempi pratici
FAQ e Domande

Purtroppo, in Italia la pensione e’ un problema di piu’ di una generazione. E non ci sono elementi che facciano pensare ad un eventuale miglioramento negli anni a seguire. Quasi tutti ne parlano, ma ancora troppe poche persone si attivano per risolvere il problema. I piu’ maturi hanno fatto i conti con un’eta’ pensionabile in costante aumento e un gap salariale (la differenza tra il proprio salario mensile e il proprio stipendio pensionistico) sempre più importante.

Maggiori informazioni

I Piani di accumulo (Pac)

I piani di accumulo del capitale, conosciuti anche con l’acronimo PAC, costituiscono un modo intelligente di investire somme di denaro nel tempo.

Hanno per oggetto comunemente fondi comuni di investimento, ma più in generale organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr), in quanto possono riguardare anche Sicav ed Etf.

Concretamente consistono nell’ investimento di cifre costanti, anche modeste (si può partire anche con soli 50 o 100 euro) a scadenze regolari (mensili, bimestrali o trimestrali). La durata (da uno sino a dieci anni) viene stabilita all’atto della stipula del Pac, ma in ogni momento è possibile sospendere i versamenti.

I Pac (Piani di Accumulo) rappresentano senza un dubbio un modo intelligente di accantonamento di capitali nel tempo, anche partendo da importi bassi.

Per questo motivo sono adatti alle esigenze più disparate, sia di piccoli risparmiatori che di grossi investitori.

I piani di accumulo possono investire sia in strumenti azionari che bilanciati, obbligazionari o monetari. I versamenti suddivisi in tante rate permettono soprattutto di limitare i rischi connessi alle oscillazioni dei mercati azionari che presentano una maggiore volatilità, ma nel tempo sono caratterizzati da rendimenti superiori. In sostanza, con rate mensili il sottoscrittore può acquistare quote di fondi in fasi differenti di mercato senza impiegare tutto il capitale in un unico momento. Questo meccanismo consente un duplice frazionamento del rischio: sia da un punto di vista quantitativo, attraverso la diversificazione dell’investimento in un numero di titoli significativo, sia temporale, tramite lo scaglionamento dell’investimento in tempi differenti.

I Vantaggi dei Piani di Accumulo

Il vantaggio principale dei piani di accumulo è quello di mediare i picchi delle oscillazioni borsistiche, e quindi la volatilità dei mercati. Con questo sistema, soprattutto, è anche possibile controllare il fattore emotività. Destinando una cifra fissa con cadenza mensile, infatti, l’investitore non interviene nella scelta del timing. Non solo, i più attenti ed oculati possono decidere di acquistare più quote, facendo ulteriori versamenti, proprio quando il mercato è particolarmente debole. In questo modo anche le situazioni critiche dei mercati possono rappresentare valide opportunità di guadagno.

Come funzionano i PAC?

Normalmente i piani di accumulo avvengono mediante un addebito automatico fatto sul conto corrente. Questo impedisce dimenticanze o valutazioni soggettive legate al fatto che i mercati possano essere più o meno alti.

Come si diceva prima i piani di accumulo possono avere una durata molto diversa. Sono comunque da considerare un investimento nel medio/lungo termine. Il sottoscrittore decide ex ante la durata e l’ammontare complessivo dell’investimento che intende effettuare. In questo modo ha l’opportunità di pianificare nel tempo la diversificazione dei propri risparmi. I Pac sono particolarmente indicati per flussi di reddito periodico. Mentre per patrimoni di una certa entità la via migliore è il versamento in un’unica soluzione (PIC). Questo per evitare di tenere infruttifero il capitale per un lungo periodo.

I piani di accumulo diventano uno strumento strategico per aumentare nel tempo le performance di portafoglio.

Accantonare 100 euro al mese per dieci anni, simulando un rendimento del 10%, porterebbe ad un montante a scadenza di 20.145 euro a fronte di versamenti per 12.000 euro. La stessa cifra mensile investita in un orizzonte temporale di  vent’anni, in costanza di rendimenti, porterebbe ad un montante addirittura di 72.398 euro a fronte di versamenti per 24.000 euro.

Investire gradualmente con metodo, costanza e disciplina permette di ridurre notevolmente i rischi e di ottenere significativi risultati nel tempo.

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