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L’economia della Cina sorpassera’ gli USA entro il 2030

Primi da sempre, gli Stati Uniti potrebbero perdere il loro trono entro il 2030. Sara’ la Cina a prendere il primo posto, seguita a ruota dall’India, che salira’ al terzo posto, e dal Brazile, che diverra’ la sesta economia del mondo.

Ma non finisce qui.

Ad oggi, la Cina possiede piu’ aziende degli Stati Uniti nella lista Fortune 500 per la prima volta nella storia. Gli USA, da sempre capolisti in questa classifica, sono appena stati superati dal paese cinese, con 124 aziende contro le 121 aziende presenti negli USA.

Un risultato enorme, se si pensa che solo 25 anni fa, nel 1995, gli Stati Uniti avevano ben 151 aziende in questa classifica, mentre la Cina solamente 3. Un balzo incredibile partito con l’espansione cinese attorno al 2006, che pare non essere intenzionato a fermarsi.

Sorpasso che avverra’ anche nelle spese militari, portando la Cina ad essere la prima super potenza militare del mondo. D’altro canto, una popolazione 5 volte superiore si fa sentire.

Italia e il fardello del debito pubblico

Per quanto se ne parli, il debito pubblico continua a salire inesorabilmente da sempre. Difatti, fino a che non si riuscira’ a raggiungere un rapporto positivo, ovvero con il quale produciamo piu’ di quanto spendiamo, questo numero e’ destinato a salire.

Dai minimi del 105% di debito/pil del 2008, livello pre crisi, siamo ad oggi a un livello del 137.6%, con previsioni che arrivano fino al 160% a causa del coronavirus, che andra’ a restringere il nostro pil.

Fino a che punto arrivera’?

Italia: il ventennio perduto

Negli ultimi anni, abbiamo assistito alla grande performance dei listini americani, spinti sopratutto dai titoli tecnologici. Nonostante tutto, crisi comprese, come quella del coronavirus, le borse americane si trovano ai massimi storici. Solo il Dow Jones fatica ancora a recuperare i suoi record, mentre il Nasdaq li ha gia’ superati alla grande.

In 10 anni, lo S&P500 ha fatto il 200%. Come e’ andato invece il listino principale italiano? Un -7.4%.

Ma la situazione e’ ancora peggiore se andiamo a vedere il ventennio, ovvero partendo dal 2000. I risultati di Wall Street sono normalmente peggiorativi, dato che viaggiavamo sui massimi della bolla tecnologica in quegli anni. Bolla comunque assorbita e sorpassata, portando l’indice a un guadagno del 126.5%.

E in italia invece? Beh, il listino ha perso il 55.4%, il peggiore tra tutti, con una perdita del PIL del 14.3%.

Il motivo? Eccolo qua.

Il nostro paese e’ stato il peggiore tra gli analizzati, per mancati periodi di crescita.

Buy and Hold? Non piu’ come una volta.

Reuters, tramite uno dei suoi studi, ha evidenziato come l’investitore medio mantiene la detenzione di un titolo per un periodo sempre minore.

Infatti, come si vede dal grafico, il periodo medio di detenzione e’ passato da un massimo di 8 anni, registrato intorno agli anni ’60, a un minimo di 5.5 mesi ad oggi.

Se solo alla fine del 2019 la media era scesa a 8.5 mesi, a giugno di quest’anno si era arrivati al record di 5.5 mesi. Insomma, addio alla logica da investitore sistematico del buy and hold, a causa delle sempre piu’ frequenti speculazioni e all’interventismo delle banche centrali e dell’eccesso di liquidita’.

Inoltre, il combinato di tassi a zero, le piattaforma online senza costi di commissione e/o ingresso e il trading automatizzato e algoritmico ha portato all’abuso di investimento non professionale basato su informazioni che spesso non si patroneggiano, tanto da risultare in alcuni casi palesemente false o basate sul principio del pump’ n’ dump, posto in essere dalle stesse aziende.

Non a caso, la percentuale di portfolio di investimento che hanno subito turnover nell’arco temporale di 12 mesi è salito a un impressionante 92% alla fine di giugno, dal già estremo 85% del dicembre 2019.

Se pensavi che la bolla al dettaglio nei titoli statunitensi fosse fuori controllo, dai un’occhiata alla Cina.

Se pensavi che la bolla al dettaglio nei titoli statunitensi fosse fuori controllo, dai un’occhiata alla Cina.

Il mercato del paese è salito a un valore record di $ 10 trilioni di dollari con un volume medio giornaliero di $ 214 miliardi grazie all’afflusso di nuovi investitori. Miliardi di nuovi soldi sono stati riversati nei mercati cinesi mentre gli investitori stranieri e domestici inseguono il ben conosciuto FOMO.


Oltre agli HFT ci sono centinaia di milioni di investitori dilettanti che hanno “poche opzioni” per investimenti diversi da azioni e immobili. A giugno, la Cina aveva 167 milioni di investitori al dettaglio, che rappresentano circa il 12% della popolazione totale. Hanno detenuto un totale del 28,6% del valore totale del mercato. Nonostante ciò, circa l’80% di loro guadagna meno di $ 700 al mese e solo il 4% di loro ha l’equivalente di $ 70.000 dei loro conti.



Allo stesso tempo, gli investitori professionali detenevano solo il 17% del mercato totale. Il resto è detenuto da azionisti e addetti ai lavori aziendali.

Ciò è in netto contrasto con gli Stati Uniti, dove gli investitori istituzionali detengono una quota significativamente maggiore del mercato poiché i suoi cittadini partecipano attraverso fondi passivi.

L’afflusso di investitori al dettaglio aggiunge volatilità e “sentimento speculativo” ai mercati cinesi, creando opportunità per gli HFT, che cercano come target gli investitori al dettaglio. Gli investitori al dettaglio in Cina hanno notoriamente una carenza di profitti dal loro mercato interno. Uno studio ha rilevato che tra gennaio 2016 e giugno 2019, gli investitori al dettaglio hanno perso dall’1,6% al 20,5% sui loro investimenti azionari mentre, allo stesso tempo, gli investitori istituzionali hanno guadagnato l’11,22%.

I Paesi “frugali” sono veramente i risparmiatori d’Europa?

Effettivamente il nostro debito pubblico e’ tra i piu’ alti nel mondo, e non accenna nemmeno minimamente a diminuire. Ma come siamo messi con il debito privato? Beh, siamo uno dei paesi migliori di Europa. Gli italiani sono risparmiatori, e sono pieni di soldi rispetto ai debiti. Cosa che invece non succede negli altri paesi, specie nei cosidetti “paesi frugali” che sono sulla bocca di tutti in questi giorni. Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, più Finlandia e repubbliche baltiche. Vedete per caso un colore differente rispetto al nostro?

household debt-to-income ratios

Azioni e obbligazioni: chi vince nei diversi periodi?

Quante volte le obbligazioni hanno fatto meglio delle azioni?

In un periodo mensile, il 43% delle volte, ovvero piu’ di 4 volte su 10. Ma andando a allungare il periodo di detenzione e di confronto tra i due strumenti, il divario diventa veramente pesante. A 20 anni, meno del 10% delle volte le obbligazioni hanno reso di piu’ delle azioni.

Per non parlare del periodo compreso tra 30 e 40 anni, che vedono le azioni campioni indiscussi sui rendimenti rispetto alle obbligazioni.

Quindi sì, le azioni tendono a fare meglio delle obbligazioni nel lungo termine. Soprattutto da 20 anni in poi. Come abbiamo visto, non è una garanzia, ma è lecito aspettarcelo.

Come, quando e perché bilanciare il portafoglio?

Bilanciare il portafoglio vuol dire analizzare (almeno una volta l’anno) la sua composizione (in termini percentuali) sulla base dei valori di mercato. Questi devono essere confrontati con quelli iniziali d’investimento.

Il perché di questa pratica è molto semplice da spiegare. Succede che i prezzi delle attività finanziarie cambiano; cambia anche il peso dei titoli cresciuti di valore che sicuramente sarà aumentato. Potrebbe però succedere anche il contrario, ovvero che alcuni titoli perdano di valore e quindi il peso di questi (all’interno del portafoglio) diminuirà.

Il concetto di bilanciare il portafoglio, poggia su un elemento molto importante: ritornare alla media. Questo vuol dire scegliere un rendimento medio positivo di lungo periodo per ogni classe di strumento finanziario dal quale ci si discosta momentaneamente e temporaneamente, sia verso l’alto, sia verso il basso.

Nel caso in cui il prezzo di una classe di attivo (che potrebbero essere ad esempio le azioni o anche le obbligazioni) è sceso in un dato periodo di tempo, negli anni successivi potrebbe far registrare una risalita. E’ chiaro che è possibile anche che si verifica il contrario.

Cosa succede invece quando i prezzi corrono troppo?

Succede che le quotazioni tenderanno a sgonfiarsi. In pratica il titolo torna a crescere con un ritmo più lento.

In sostanza, bilanciare il portafoglio, sta ad identificare un’operazione di eliminazione (diminuzione) del titolo salito troppo e aumentare il capitale su dei titoli che sono cresciti poco in un determinato periodo e possono nel breve periodo tornare a salire.

Come Costruire un portafoglio d’investimento diversificato?

Come si costruisce un portafoglio di investimento?

Sicuramente, bisogna partire dalle basi: si parte dalle fondamenta, definendo tre informazioni tanto conosciute quanto importanti, che servono per tutto il resto:

  • Obiettivo del portafoglio
  • Livello di rischio
  • Orizzonte temporale

Una volta definiti questi tre importantissimi punti, possiamo passare alla costruzione vera e propria del portafoglio, andando a scegliere le asset class, ovvero la composizione del nostro portafoglio.

Quali dovremmo inserire? Beh, questo dipende da persona a persona, variando in base proprio alla risposta a quei tre punti precedenti.

Queste classi d’investimento si comportano in modo molto diverso tra loro. Ecco perché è molto importante considerare sia la diversificazione, sia anche l’asset stesso.

Sappiamo bene che chi investe in azioni potrà ottenere un rendimento maggiore; sappiamo anche che questo provoca un rischio maggiore. Sono preferite ad esempio da chi vuole rischiare maggiormente perché rendono di più rispetto agli investimenti in liquidità, in obbligazioni e in titoli immobiliari, soprattutto sul lungo termine.

In pratica, gli investimenti comportano dei rischi distinti in base ai diversi livelli di rendimento.

LiquiditàObbligazioniImmobiliAzioni
RischioBassoMedio-bassoMedio-altoAlto
Rendimento potenzialeBassoMedio-bassoMedio-altoAlto
Durata minima suggerita dell’investimentoBreve termine3 anni5 anni5-10 anni

Una volta creato poi, il nostro portafoglio andra’ monitorato periodicamente andando a fare delle modifiche quando necessario, per ribilanciare il tutto o per sfruttare periodi favorevoli per un maggior rendimento.

Hai bisogno di aiuto per creare il tuo portafoglio?

Contattami tramite il numero o email presente sul sito, saro’ felice di aiutarti.

Diversificazione o diversificazione totale?

Si parla tantissime volte di diversificazione per il proprio portafoglio in modo da ridurre al minimo la volatilita’ e il rischio specifico. Ma cosa si intende veramente con diversificazione?

  • Diversificazione temporale
    Prendiamo ad esempio vari strumenti, tra i quali obbligazioni e azioni. Le obbligazioni potranno avere scadenza di breve periodo, entro l’anno solare, di medio breve periodo o di lungo periodo. E ognuno di questi strumenti avranno una volatilita’ diversa, in quanto i tassi rispondono alla durata complessiva dell’obbligazione. E le azioni? Le azioni non hanno scadenza, ma vengono viste per il lungo periodo.
  • Diversificazione per titoli
    Avere solo titoli di stato non ti permette di avere una diversificazione totale
  • Diversificazione geografica
    Avere solo titoli italiani non ti permettera’ di essere al sicuro in caso di crisi geografica
  • Diversificazione per potenziale di crescita
    Esistono diverse aziende, quelle che hanno un potenziale di crescita superiore, come ad esempio quelle tecnologiche e quelle informatiche (ad oggi), e quelle gia’ sviluppate, che permettono una rendita piu’ sicura ma con meno espansione futura
  • Diversificazione degli strumenti finanziari
    Esistono obbligazioni, azioni, certificati, fondi di investimento, etf, derivati, ecc.
    Perche’ focalizzarsi su solo uno?