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La popolazione sta invecchiando. Il rapporto lavoratori/pensionati e’ sempre piu’ basso

La popolazione sta invecchiando. Nel 1950 il rapporto lavoratori/pensionati era 16:1. Gia’ qualche anno fa il rapporto si era portato a 3:1. Cosa succedera’ nel futuro quando il rapporto sara’ 2:1 e poi lo passera’?

Non aspettare l’ultimo momento per trovare una soluzione. Inizia oggi a mettere da parte qualcosa per la tua pensione futura.

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Hertz è morta di debito, non di Covid

E’ davvero possibile che un colosso come Hertz fallisca dopo pochi mesi di inattivita’? Ovviamente non sarebbe possibile, se non avesse avuto dei problemi anche antecedentemente al periodo di lockdown dovuto dal coronavirus.

Un fallimento che fa scalpore, visto la grandezza dell’azienda, conosciuta in tutto il mondo come leader nell’autonoleggio.

Come si vede dal grafico, l’indebitamento della compagnia aveva raggiunto livelli insopportabili, gia’ molto prima di venire a conoscenza del coronavirus, in tempi non sospetti. Prima che il Covid-19 comparisse, l’azienda aveva un stock di debito pari a circa 17 miliardi di dollari che includeva 3,7 miliardi di corporate bonds e prestiti, oltre a 13,4 miliardi di notes direttamente legate alla flotta.

Venerdì scorso, quando il Wall Street Journal anticipava la notizia del fallimento delle trattative e della bancarotta pressoché certa, l’azione di Hertz è precipitata del 43,6%. De profundis, insomma. Ma non a causa del Covid-19, a causa delle condizioni di salute con cui ci si è presentati alla battaglia finale contro il virus.

Cosa voglio dire con questo articolo?

Che investire e’ una cosa seria. Non si puo’ comprare qualcosa senza realmente sapere come la stiamo acquistando, basandoci solo sul nome o su qualche voce di corridoio.

D’altrocanto, come non ci si puo’ improvvisare medici in qualche mese, difficilmente ci possiamo improssivare investitori in poco tempo. Serve studio, razionalita’, controllo dell’emotivita’, e moltre altre caratteristiche non rapide da acquisire.

Per questo ci sono professionisti pronti ad aiutare. Contattami, e vediamo insieme se le tue valutazioni di investimento sono buone scelte e/o potrebbero essere migliorate.

5 errori da investimenti fai da te

Quanti di voi hanno fatto la pizza in casa durante la quarantena? Com’e’ venuta?

Ammettetelo, sicuramente non sara’ stata come la pizza di Gino Sorbillo.

Per fortuna che farina, pomodoro e mozzarella costano pochi euro e puoi permetterti di buttarla. Con i risparmi e’ un altro paio di maniche e cerchero’ di aiutarti a non fare danni con i tuoi soldi!

5 errori da investimenti fai da te

Diversificare…. MALE!

Diversificare non significa solo puntare su diverse aziende, ma anche non puntare solo su aziende dello stesso settore oppure della stessa zona, perche’ altrimenti non hai diversificato nulla.

“Il tuo portafoglio e’ come una saponetta, piu’ lo tocchi e piu’ diventa piccolo”

Escogitata una strategia meno la tocchi e meglio e’. I maggiori fattori di questo pericolo sono la NOIA la quale ti porta ad escogitare fantastiche idee che il piu’ delle volte possono essere deleterie, e la FOMO, ovvero la paura di perdere delle occasioni e fare scelte irrazionali

Ritenere che la soluzione meno cara sia la soluzione migliore

Quindi dovrei anche pagare una persona per investire? Scusami tu se hai un Mercedes impari a montarlo e a smontarlo pezzo per pezzo o lo porti da un meccanico? E da quale meccanico lo porti? Dal primo che passa o all’officina Mercedes?

Venire a conoscenza solo delle opportunita’ di acquisto (mai quelle di vendita)

“Un mio amico mi ha detto di comprare le azioni di X..” potrebbe anche trattarsi di un grande affare…. Ma ti hanno detto anche quando venderla? Si acquista sempre senza obiettivi, senza uno studio del mercato.

Troppo trading e pochi investimenti

Se ci si vuole divertire perche’ no, non va demonizzato. Ma sarebbe bene avere prima una base di investimenti in fondi o etf con una buona strategia di fondo, e poi usare il rimanente per i divertimenti.

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L’influenza della duration sulle vostre obbligazioni

Se investite in obbligazioni o in fondi obbligazionari, c’è un indicatore che dovreste conoscere: la duration. Questo valore aiuta a stimare quanto sarà ampia la fluttuazione dei vostri investimenti obbligazionari rispetto al movimento dei tassi d’interesse. Maggiore è la duration, più sensibili risulteranno gli investimenti obbligazionari alle variazioni dei tassi.

I prezzi delle obbligazioni sono influenzati da svariati fattori, tra i quali il livello dei tassi d’interesse. Che siano dovuti agli interventi di una banca centrale, agli indicatori congiunturali o a timori inflazionistici, di solito i movimenti dei tassi hanno sempre gli stessi effetti sulle obbligazioni: se i tassi salgono, le quotazioni delle obbligazioni scendono; se i tassi calano, i prezzi delle obbligazioni aumentano. Ma perché questi due valori tendono in direzioni opposte?

Le obbligazioni sono titoli a reddito fisso destinati all’investimento di capitale; normalmente pagano un tasso d’interesse fisso per una durata fissa. La scadenza dell’obbligazione indica il momento in cui dovrà essere restituito il capitale. Ad esempio, in caso di durata decennale, l’investitore percepisce annualmente gli interessi per un periodo di dieci anni dalla data di emissione. Alla scadenza gli verrà rimborsato il capitale, ma non riceverà più gli interessi. Poniamo il caso che abbiate sottoscritto un’obbligazione per 10 000 franchi con una cedola fissa del 4% e scadenza a 10 anni: per tutta la durata riceverete 400 franchi di interessi l’anno e alla scadenza vi verrà rimborsato il valore nominale (10 000 franchi).

Se i tassi sul mercato aumentano improvvisamente, un’obbligazione appena emessa molto simile alla vostra potrebbe offrire una cedola del 5% e rendere dunque 500 franchi di interessi l’anno. Il titolo in vostro possesso sarà quindi meno interessante rispetto a quello appena emesso, poiché pagherà una cedola inferiore alla media del mercato. Il valore di mercato della vostra obbligazione finirà così per diminuire in modo da allinearsi al rendimento dei titoli con cedola del 5%.

Alcune obbligazioni sono più sensibili ai movimenti dei tassi rispetto ad altre.

Il rendimento delle obbligazioni corrisponde ai proventi totali ottenuti comprando il titolo oggi e mantenendolo fino alla scadenza. Non tiene conto solo delle cedole, ma anche degli utili e delle perdite di corso che si attendono fino ad allora. Abbiamo detto che al salire dei tassi d’interesse i prezzi delle obbligazioni scendono. Gli utili di corso che si avranno fino alla scadenza – in considerazione del basso prezzo di acquisto – compenseranno lo svantaggio di possedere un’obbligazione con una cedola inferiore alla media di mercato. Nel caso contrario si verificherà l’effetto inverso: se i tassi diminuiscono il vostro titolo diventa più interessante e il prezzo tende a salire.

Le obbligazioni con lo stesso rating di solvibilità non sono tuttavia identiche e alcune reagiscono maggiormente ai movimenti dei tassi rispetto ad altre. Un titolo a dieci anni, ad esempio, è più soggetto ai rischi di tasso d’interesse in confronto a un titolo a cinque anni, poiché il capitale è vincolato per un periodo più lungo. È per compensare questi rischi che le obbligazioni a lungo termine, a parità di solvibilità, offrono generalmente un rendimento superiore rispetto a quelle a scadenza breve.

Ma come si misura la sensibilità di un investimento obbligazionario alla variazione dei tassi d’interesse? Qui entra in gioco la duration (o durata finanziaria). Questo indicatore sintetizza diverse caratteristiche delle obbligazioni (data di scadenza, pagamento di cedole, ecc.) in un’unica cifra.

A differenza della durata di un’obbligazione, la duration è un concetto astratto. La duration semplice indica il tempo che un investitore (in media) deve attendere prima di ricevere i flussi di pagamento derivanti dall’investimento. Normalmente questo tempo è più breve rispetto alla durata residua dell’obbligazione, poiché il periodo di ammortamento si riduce a ogni pagamento degli interessi sul capitale investito. Nel caso delle obbligazioni zero-coupon la duration corrisponde invece alla durata, dato che gli interessi vengono pagati solo alla scadenza.

La duration è importante soprattutto per gli investitori che desiderano vendere le obbligazioni prima della scadenza. Se comprate un’obbligazione a dieci anni con una cedola fissa del 4% a un prezzo di 10 000 franchi, ricevete 400 franchi di interessi l’anno e dopo dieci anni riottenete anche i 10 000 franchi investiti, indipendentemente dal contesto dei tassi di mercato. Se però vendete questa obbligazione prima della scadenza, la sua quotazione sarà influenzata dalle variazioni dei tassi.

La cosiddetta duration di Macaulay rappresenta la durata residua media di tutti i flussi di pagamento relativi a un’obbligazione e mostra quanto a lungo è mediamente vincolato il capitale, utilizzando l’anno come unità di misura. La duration indica il periodo di tempo nel quale l’effetto prezzo e l’effetto cedola (reinvestimento dei guadagni distribuiti a tassi d’interesse differenti) restano in equilibrio in un contesto di tassi in movimento. Se la duration corrisponde all’orizzonte d’investimento, l’investitore può considerarsi assicurato contro le variazioni dei tassi d’interesse. Pertanto è importante armonizzare la duration con l’orizzonte d’investimento.

Maggiore è la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario, più se ne riduce il valore all’aumento dei tassi; e viceversa.

La duration modificata, che si può derivare dalla duration di Macaulay, misura invece l’elasticità delle quotazioni obbligazionarie rispetto al tasso di mercato. Si tratta di un concetto approssimativo basato su una rappresentazione semplificata della struttura (piatta) e della variazione (movimento parallelo) dei tassi. Da un punto di vista tecnico questo indicatore esprime il rischio di tasso d’interesse per un investimento in obbligazioni, ovvero indica quanto è sensibile la quotazione di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario a una variazione dei tassi pari a 1 punto percentuale.

Di norma, se si verifica un movimento dei tassi di 1 punto percentuale, il corso delle obbligazioni si muove nella direzione opposta variando di circa 1 punto percentuale per ogni anno di durata (cfr. riquadro sotto). Ad esempio, in caso di un aumento dei tassi di 1 punto percentuale, un’obbligazione o un fondo obbligazionario con una durata residua di 5 anni perderebbe probabilmente circa il 5% del suo valore. In linea di massima, maggiore è la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario, più se ne riduce il valore all’aumento dei tassi; e viceversa.

Proviamo a chiarire questo concetto con un esempio: poniamo caso che possediate un’obbligazione con una durata residua di cinque anni e una cedola del 4%. Attualmente i tassi di mercato sono pari al 5%. Di conseguenza vi manca ogni anno un punto percentuale rispetto al rendimento di mercato. Per poter compensare questa differenza dovreste ottenere un guadagno di corso di cinque punti percentuali. La quotazione dell’obbligazione dovrebbe dunque attestarsi al 95%.

Il solo fatto che la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario sia bassa non significa che l’investimento sia privo di rischi.

Le obbligazioni con scadenze lunghe e cedole basse presentano le duration maggiori. Questi titoli reagiscono maggiormente alle variazioni dei tassi di mercato e si rivelano dunque volatili in un contesto di tassi in movimento. Al contrario, le obbligazioni con scadenze più brevi o cedole più elevate hanno duration minori. I titoli di durata ridotta subiscono meno l’influenza delle variazioni dei tassi e mostrano quindi una minore volatilità in un contesto di tassi in evoluzione.

La duration è quindi uno strumento molto utile per la creazione di un portafoglio obbligazionario e la gestione del rischio. Quando il gestore di un portafoglio cambia le previsioni sui tassi, può ad esempio adattare la duration media del portafoglio modificandone la composizione. Queste modifiche possono riguardare l’intero portafoglio o solo un determinato segmento. Se si prevedono tassi in aumento, sarà sensato concentrarsi maggiormente sulle obbligazioni con scadenza più breve (cioè con minor rischio di tasso). Al contrario, quando si ritiene che i tassi diminuiranno nel corso della durata, diventano più interessanti le obbligazioni con scadenza più lunga, poiché il loro valore salirà maggiormente rispetto a quello di obbligazioni comparabili con scadenza a più breve termine.

Il solo fatto che la duration di un fondo obbligazionario sia bassa non significa che l’investimento sia privo di rischi. Oltre che al rischio di duration, gli investimenti obbligazionari sono soggetti al rischio d’inflazione e al rischio di perdita, così come ad altri fattori di rischio. La duration di un portafoglio o di un fondo obbligazionario cambia costantemente, in quanto la durata residua delle obbligazioni detenute si accorcia giorno per giorno, i titoli scadono e i tassi oscillano. La ripartizione del rischio e il rebalancing sono essenziali per il successo a lungo termine degli investimenti, ma questi concetti risultano difficili da applicare in solitario. Per questo esistono professionisti del settore che si occupano di queste operazioni. Contattami pure per qualsiasi dubbio, saro’ felice di essere di aiuto.

Come reagiscono le obbligazioni a una variazione dei tassi?

Esempio: quali perdite si devono prevedere per le obbligazioni USA di media durata se il livello dei tassi aumenta di 1 punto percentuale?

Possedete un titolo di Stato USA con una duration (D) di 4,5 anni e un rendimento (r) del 2,75%. A quanto ammonterebbe la perdita di corso per questa obbligazione se il livello dei tassi negli USA aumentasse di 1 punto percentuale (Δr)?

La formula da applicare è la seguente: ΔP = -D/(1+r) * Δr

Dunque: ΔP = -4,5 / (1 +0,0275) * 0,01 = -0,0437 oppure -4,37%.

La quotazione dell’obbligazione scenderebbe del 4,37%.

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Che cos’è l’IVA (e perché ci tocca pagarla)

Si paga sugli acquisti di beni, ma anche – per esempio – sui servizi di consulenza finanziaria: è la famigerata IVA, l’Imposta sul Valore Aggiunto, che da qualche anno viene citata con frequenza in riferimento alle altrettanto famigerate “clausole di salvaguardia”. Vediamo di capire cos’è, a cosa serve e che c’entrano le suddette clausole.

Cos’è l’IVA e quando è stata introdotta in Italia?

L’IVA è un’imposta indiretta sui beni e i servizi scambiati in Italia, introdotta per la prima volta nel 1972. Per lo Stato, essa costituisce una delle principali fonti di entrate tributarie: nel 2018, gli introiti legati all’IVA sono stati pari a 133,4 miliardi di euro.

Come funziona l’Imposta sul Valore Aggiunto?

Il calcolo dell’IVA si basa sull’aumento di valore che un bene o un servizio registra dopo ciascun “passaggio di mano”, dalla produzione al consumo finale. Il valore aggiunto include eventuali accise, vale a dire tasse sulla produzione o sulla fornitura che il venditore “gira” al consumatore finale.

Il produttore o il fornitore deve accreditare l’IVA al cliente e poi versarla all’Erario con modello F24. In sostanza, lungo la catena di produzione e scambio di beni e/o servizi i soggetti intermedi anticipano l’IVA salvo poi recuperarla addebitandola ai loro clienti, giù fino al consumatore finale.

Con il risultato che, in concreto, l’IVA pesa solo su quest’ultimo.

Come si calcola l’IVA da pagare: le aliquote

Come tutte le imposte che non sono a quota fissa (e, in quanto tali, hanno un importo fisso e stabilito per legge), l’IVA si calcola in base a una serie di aliquote, ovvero di tassi percentuali da applicare alla base imponibile.

Il nostro sistema, oggi, prevede quattro aliquote:

  • aliquota ordinaria del 22%
  • aliquota agevolata del 10%
  • nuova aliquota agevolata del 5%
  • aliquota super agevolata del 4%

Operazioni non soggette a IVA

Ci sono le operazioni imponibili, poi c’è tutta una serie di operazioni che si classificano come:

  • non imponibili: rientrano nel campo di applicazione del tributo, con i relativi obblighi (per esempio, la fatturazione), ma non scontano l’imposta. Per esempio, le operazioni internazionali
  • esenti: sono esenti IVA per via del loro carattere di utilità sociale o perché già soggette ad altri tributi. Rientrano in questo ambito le prestazioni sanitarie, quelle didattiche ed educative, i trasporti urbani e via dicendo fra quelle socialmente utili, e le operazioni creditizie, i servizi finanziari e assicurativi, le operazioni su azioni e titoli, fra le altre
  • escluse: non presentano uno dei requisiti fondamentali dell’IVA e dunque sono escluse dall’applicazione del tributo

E le clausole di salvaguardia?

Sono pensate per mettere in sicurezza “il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica” individuati dal governo e concordati in sede europea: vengono tipicamente introdotte dalle Leggi di Bilancio per gli anni seguenti, salvo poi essere disinnescate dalle Leggi di Bilancio successive nell’imminenza dell’entrata in vigore.

In sostanza, le clausole di salvaguardia sono norme che prevedono la variazione automatica di determinate voci di tasse e imposte, ma con efficacia differita nel tempo rispetto all’entrata in vigore della legge che le contiene.

Sono state introdotte dal governo Berlusconi con il decreto legge 98/2011, sotto forma di tagli lineari di detrazioni e deduzioni fiscali. Con il decreto legge 201/2011 del governo Monti, sono state trasformate in incrementi delle aliquote IVA.

Le clausole di salvaguardia da allora introdotte nelle Leggi di Bilancio sono state di volta in volta oggetto di interventi finalizzati a impedirne, in tutto o in parte, l’entrata in vigore a partire dall’anno individuato dalla stessa legge: in questi casi si parla di clausole “sterilizzate” o “disattivate”.

Per esempio, per il 2019 la clausola è stata sterilizzata dal primo governo Conte in deficit, a fronte di una spesa complessiva di 12,5 miliardi. Attualmente, è previsto che il primo gennaio 2020 scatti automaticamente l’incremento dell’aliquota ordinaria (che si applica ai beni voluttuari) dal 22% al 25,2% e di quella agevolata (applicata ai beni primari) dal 10% al 13%, con un assai probabile impatto negativo sui consumi e sul PIL.

A meno che, anche qui, non spunti qualche nuova idea dal cilindro.

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Come funzionano i dividendi?

Parliamo spesso di azioni e mercati azionari. E qualche volta ci è capitato di menzionare i dividendi. Ma cos’è il dividendo? E, soprattutto, come funziona? Andiamo a scoprirlo.

Cos’è il dividendo?

Si tratta in pratica della porzione di utili che un’azienda sceglie di distribuire ai suoi azionisti a titolo di remunerazione del capitale investito. In termini contabili, è la differenza fra totale degli utili conseguiti e quella parte di tali utili destinata alle riserve societarie.

totale utili conseguiti – utili destinati a riserve societarie = dividendo

Come funziona, per l’esattezza? Mettiamo, per esempio, che la Sempronia SpA abbia un capitale sociale di un milione di euro, diviso in 250 mila azioni ciascuna con un valore nominale di 4 euro.

Ora, poniamo anche che nel corso dell’esercizio contabile la società realizzi un profitto di 20 mila euro e che decida di distribuirne 10 mila agli azionisti. Il dividendo che ne consegue è di 0,04 euro per ogni azione posseduta, ottenuto dividendo l’importo da distribuire – 10.000 euro – per il totale delle azioni.

In pratica, l’operazione è la seguente:

10.000 / 250.000 = 0,04

Abbiamo detto che il dividendo remunera il capitale investito. In realtà, il dividendo rappresenta solo una parte della remunerazione degli azionisti, essendo l’altra costituita dal guadagno in conto capitale.

Come avviene la distribuzione?

Avviene a valle dell’approvazione del bilancio da parte dell’assemblea ordinaria e dell’apposita delibera di distribuzione degli utili.

Generalmente ha una cadenza annuale, ma una recente consuetudine ha fatto sì che almeno le aziende di dimensioni più grandi stacchino un acconto in autunno per l’esercizio in corso, provvedendo poi al saldo nella primavera dell’anno dopo.

Stacco e cedola: di cosa stiamo parlando?

Ne siete appena stati testimoni: capita di leggere o di sentire parlare di “stacco” dei dividendi. A cosa si deve questa stravaganza linguistica? È presto detto: c’è stato un tempo pre-telematico in cui il possesso di un titolo azionario (od obbligazionario) era rappresentato da un apposito certificato, cui era allegato un tagliando.

Quando giungeva il tempo di riscuotere il dividendo (o l’interesse, nel caso di un titolo obbligazionario), il tagliando – detto anche “cedola” – veniva staccato. Poi è giunta l’era telematica e i titoli hanno abbandonato il loro supporto fisico. Ma i termini “cedola” e “stacco” sono rimasti nell’uso comune.

In particolare, la data di stacco indica il giorno nel quale l’azionista matura il diritto a ricevere il dividendo. È diversa da quella di pagamento, fermo restando che ha diritto a incassare il dividendo l’investitore che ha in portafoglio le azioni all’apertura del giorno dello stacco.

Attenzione agli effetti in Borsa

Nel giorno dello stacco, il prezzo in Borsa del titolo della società cala di un importo che corrisponde a quello del dividendo staccato.

Tornando al nostro esempio iniziale, nel giorno dello stacco del dividendo il valore del titolo Sempronia SpA calerà da 4 euro a 3,96 euro, ovvero il valore iniziale meno gli 0,04 euro di dividendo.

La tassazione dei dividendi

La Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017) è intervenuta in maniera significativa sulla tassazione dei redditi di capitale e dei redditi diversi di natura finanziaria. Nel dettaglio, ha uniformato il trattamento delle partecipazioni qualificate e quello delle partecipazioni non qualificate.

Qual è la differenza? Piccolo ripasso prima di proseguire:

  • sono qualificate le partecipazioni che superano complessivamente una certa soglia dei diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria (il 2% o il 20%) oppure del capitale o del patrimonio (5% o 25%), a seconda che si tratti di partecipazioni negoziate in mercati regolamentati o di altre partecipazioni;
  • sono non qualificate le partecipazioni che invece non vanno oltre queste soglie.

Ma quindi? Che cosa è cambiato con la Legge di Bilancio 2018? È presto detto: ai dividendi derivanti da tutte le partecipazioni – qualificate e non – ora si applica la ritenuta a titolo d’imposta del 26%, che prima valeva solo per le partecipazioni non qualificate.

Il dividendo non è un diritto

Al contrario dell’interesse per gli obbligazionisti, il dividendo per gli azionisti non è un diritto. Questa porzione di utile viene distribuita infatti a totale discrezione dell’assemblea dei soci, che può benissimo decidere di reinvestire tutti gli utili di quell’esercizio nell’esercizio successivo.

Ma c’è qualche eccezione

Alcune categorie di azioni, per esempio le risparmio e le privilegiate, incorporano un diritto al dividendo, stante però una limitazione dei diritti amministrativi (per esempio, il diritto di voto).

Lo statuto della società può prevedere che chi possiede questo tipo di azioni abbia diritto a ricevere un dividendo minimo se l’esercizio si chiude in utile, eventualmente stabilendone l’importo (e la cumulabilità a fronte del mancato pagamento).

“Stock dividend” e dividendo straordinario

Segnaliamo infine che quando il dividendo è distribuito sotto forma di nuove azioni, si parla di “stock dividend”.

Il dividendo straordinario, invece, è legato alla distribuzione non dell’utile di esercizio ma di parte delle riserve di liquidità della società. Scelta, questa, che può discendere da un eccesso di liquidità per accantonamenti nel corso degli esercizi precedenti, dalla cessione di rami d’azienda o da altre ragioni strategiche.

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Errori e trappole comportamentali

Un consulente finanziario e’ anche un aiuto per evitare di cascare negli errori e nelle trappole comportamentali degli investimenti, comuni a tutti o quasi gli investitori. Come ci insegna direttamente la Consob, sul suo sito web, di seguito gli errori piu’ conosciuti.

Percezione del rischio e propensione al rischio

Percezione del rischio e propensione al rischio sono molto soggettivi e sono influenzate da molteplici fattori: tra questi rilevano le caratteristiche socio-demografiche (genere, età, livello di istruzione, stato di famiglia, etc.) e  alcuni tratti personali dell’investitore (ottimismo, la fiducia nelle proprie capacità di compiere buone scelte di investimento, etc.).

Molto significativo appare essere anche l’effetto delle conoscenze finanziarie e l’esito di decisioni pregresse: l’evidenza empirica e sperimentale mostra che in genere la propensione al rischio può aumentare dopo aver realizzato un guadagno, e stimolare, viceversa, un atteggiamento più conservativo dopo aver subito una perdita.

RICORDA: Nel valutare un prodotto finanziario, non affidarti ai consigli di amici e parenti e non lasciarti guidare solo dai rendimenti passati: la percezione altrui del rischio finanziario potrebbe non coincidere con la tua e i risultati passati non necessariamente si ripeteranno in futuro!

Istinto e scorciatoie di pensiero

Gli individui tendono ad utilizzare regole intuitive per risolvere problemi di scelta molto complessi. Le cosiddette euristiche sono “scorciatoie” mentali che semplificano un problema agevolando la decisione. In questo modo, stimare la probabilità che un evento accada può sembrare molto facile! In realtà, le scorciatoie conducono spesso a commettere errori!

Anche quando le probabilità sono note, numerose trappole possono indurre errori di percezione.

SUGGERIMENTI: Non fermarti ad una valutazione dei rischi rapida e istintiva, soffermati sul significato dei dati disponibili e concediti del tempo per riflettere sulle opzioni di scelta a tua disposizione! Non ragionare per stereotipi: ogni investimento va valutato per le sue caratteristiche in termini di rischio e rendimento.

Ottimismo e overconfidence

Alcuni individui tendono a formulare previsioni sistematicamente distorte verso scenari positivi. Fare previsioni troppo ottimistiche o fidarsi troppo delle proprie capacità di valutazione possono indurre a sottoscrivere investimenti ad alto rischio anche quando si è fortemente avversi alle perdite.

SUGGERIMENTI: Quando consideri le performance storiche o le caratteristiche di un prodotto, cerca di resistere alla naturale tendenza di soffermarti unicamente sugli aspetti positivi. Periodicamente formula e annota le tue previsioni sullo scenario economico-finanziario o sull’andamento futuro di un titolo e, successivamente, verifica l’eventuale scostamento tra le tue previsioni e le performance effettive. Vai alla ricerca dei dati e delle notizie che potrebbero contraddire il tuo punto di vista e confrontale con quelle che lo supportano: per documentare quanto è difficile prevedere i fatti economici, basta tenere una raccolta di articoli di giornale.

Framing effect

Il cosiddetto “inquadramento”, ossia il modo in cui l’informazione viene rappresentata, può deviare l’attenzione del lettore sulle informazioni ritenute rilevanti e distorcere il suo atteggiamento verso il rischio (framing effect).

SUGGERIMENTO: Valuta “criticamente” le informazioni esposte nei documenti informativi. Prova ad esprimere con parole tue l’informazione che ti è stata trasmessa e chiedi al consulente/promotore se la tua lettura è corretta. Chiediti se l’uso del colore o l’impostazione grafica utilizzata stanno convogliando la tua attenzione su una informazione in particolare, distraendoti da altre informazioni parimenti importanti.

Avversione alle perdite

Gli individui sono tipicamente avversi alle perdite, ossia sono molto più sensibili alla possibilità di perdere rispetto alla possibilità di guadagnare un determinato importo. In altre parole, la reazione emotiva alle perdite è sistematicamente più forte della reazione di guadagni di pari importo.

Molti individui soffrono, inoltre, della cosiddetta avversione miope alle perdite (myopic loss aversion), che corrisponde all’attitudine a trascurare le prospettive di lungo termine per concentrarsi su quelle di breve periodo, rispetto alle quali può essere dominante la paura di dover subire perdite.

SUGGERIMENTI: Non sottoscrivere investimenti ad alto rischio se sei fortemente avverso alle perdite: forse stai sottostimando il rischio per eccessivo ottimismo!

Se hai un obiettivo di medio/lungo termine, evita di focalizzarti solo sulle performance di breve termine e richiedi o cerca informazioni sui rendimenti riferibili al tuo orizzonte temporale.

Paura del rimpianto e herding behaviour

Nell’anticipare il rimpianto per eventuali decisioni sbagliate, gli individui possono scegliere di non modificare il proprio portafoglio  anche quando sarebbe ottimale (immobilismo) ovvero possono imitare (herding behaviour) i comportamenti maggiormente diffusi, al fine di condividere con altri la responsabilità di una scelta eventualmente sbagliata.

Dopo aver preso una decisione rivelatasi sbagliata, gli individui tendono ad attribuire ad altri la responsabilità delle proprie scelte per ridurre il “rimpianto” (cosiddetto attribution bias).

SUGGERIMENTO: Tieni e aggiorna due liste, una contenente esempi in cui le scelte o gli investimenti hanno avuto un esito favorevole e un’altra in cui l’esito è stato sfavorevole. Annota a fianco di ogni scelta a chi/che cosa può essere attribuito il merito/la colpa. Discuti le attribuzioni con uno o più interlocutori allo scopo di verificare se le attribuzioni assegnate sono condivisibili o meno.

Disposition effect

Spesso gli individui non sanno decidersi a liquidare un investimento in perdita e senza prospettive di miglioramento, anche se non sarebbero disposti a investire il valore corrente dell’investimento nel titolo stesso.

SUGGERIMENTO: Usare il prezzo di acquisto come punto di riferimento può influenzare negativamente lo stato d’animo con il quale si effettuano gli investimenti. In finanza contano solamente le prospettive future, non le performance passate.
Nel caso in cui non sappia deciderti a liquidare un investimento in perdita, chiediti se saresti disposto a investire il valore corrente dell’investimento nel titolo stesso.

Mental accounting

Nella gestione del denaro, gli individui tendono a ragionare per conti mentali, definiti in base alla fonte del reddito e  alla tipologia e frequenza di consumo. Ad esempio, risorse derivanti dai redditi da lavoro sono spesso destinate a investimenti poco rischiosi, mentre i redditi derivanti da vincite o voci stipendiali una tantum (gratifiche e premi) sono più facilmente investiti in prodotti più rischiosi. Per la parte di investimento destinata a soddisfare il bisogno di rendimenti più ambiziosi, di solito vengono deliberatamente evitate strategie di diversificazione.

RICORDA: i redditi derivanti da lavoro hanno lo stesso valore delle somme vinte al gioco. Ciò che conta è il risultato congiunto degli investimenti; la diversificazione di portafoglio può aiutarti a ridurre il rischio complessivamente assunto.

Miopia e procrastinazione

Troppo spesso scelte che appaiono ottimali oggi diventano meno attraenti con il passare del tempo (cosiddetta incoerenza dinamica), generando insoddisfazione e ripensamenti.

SUGGERIMENTO: Se hai un obiettivo di medio/lungo termine, monitora il tuo investimento evitando di focalizzarti solo sulle prospettive di breve termine e richiedendo informazioni sui rendimenti riferibili al tuo orizzonte temporale. In ragione di un ripensamento momentaneo, rischiamo di prendere decisioni non ottimali: si tratta di un problema di auto-controllo che conduce a scelte miopi, come nel caso della persona pigra che vuole iniziare un’attività sportiva (o della persona in sovrappeso che intende ridurre le calorie assunte), ma poi rinuncia facilmente ai buoni propositi!

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Attento alle Mail Truffa (Phishing)

Molte Banche e BancoPosta hanno segnalato casi di mail fraudolente che richiedevano ai loro clienti dati personali, in particolare i codici per accedere ai servizi on line.

Queste mail sono composte utilizzando un falso sito con il logo, il nome e il layout tipico della banca imitata e invitano il destinatario a collegarsi tramite un link ad un sito Internet del tutto simile al quello della società e ad inserirvi le informazioni riservate quali codici d’accesso o altri dati personali.  

Personalmente, non ho sentito di nessuna email di pishing nei confronti dei clienti Fineco. Ma come sempre, meglio essere preparati nel caso dovessero iniziare anche per questo istituto.

ABI – Decalogo AntiPhishing

Di seguito proponiamo il decalogo stilato dall’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per proteggersi dal Phishing:

1) Diffidate di qualunque e-mail che richieda l’inserimento di dati riservati: la vostra banca non richiedera’ tali informazioni via e-mail, si tratta di phishing.
2) E’ possibile riconoscere le truffe via e-mail con qualche piccola attenzione. Generalmente queste e-mail non sono personalizzate e contengono un messaggio generico di richiesta di informazioni personali per motivi non ben specificati (es. scadenza, smarrimento, problemi tecnici); fanno uso di toni intimidatori, ad esempio minacciando la sospensione dell’account in caso di mancata risposta o promettono un premio; non riportano una data di scadenza per l’invio delle informazioni.

3) Nel caso in cui riceviate un messaggio contenente richieste di questo tipo, non rispondete via e-mail, ma informate subito la vostra banca tramite il call center o recandovi in filiale.

4) Non cliccate su link presenti in e-mail sospette, in quanto questi collegamenti potrebbero condurvi ad un sito contraffatto, difficilmente distinguibile dall’originale. Anche se sulla barra degli indirizzi del browser viene visualizzato l’indirizzo corretto, non vi fidate: e’ possibile infatti per un hacker truffatore far visualizzare un indirizzo diverso da quello nel quale realmente vi trovate.

5) Diffidate inoltre di e-mail con indirizzi web molto lunghi, contenenti caratteri inusuali, è phishing.

6) Quando inserite dati riservati in una pagina web, assicuratevi che si tratti di una pagina protetta: queste pagine sono riconoscibili in quanto l’indirizzo che compare nella barra degli indirizzi del browser comincia con https:// e non con http:// e nella parte in basso a destra della pagina e’ presente un lucchetto.

7) Diffidate se improvvisamente cambia la modalita’ con la quale vi viene chiesto di inserire i vostri codici di accesso allo home banking: ad esempio, se questi vengono chiesti non tramite una pagina del sito, ma tramite pop-up (una finestra aggiuntiva di dimensioni ridotte). In questo caso, contattate la vostra banca tramite il call center o recandovi in filiale.

8) Controllate regolarmente gli estratti conto del vostro conto corrente e delle carte di credito per assicurarvi che le transazioni riportate siano quelle realmente effettuate. In caso contrario, contattate la banca o l’emittente della carta.

9) Le aziende produttrici dei browser rendono periodicamente disponibili on-line e scaricabili gratuitamente degli aggiornamenti (cosiddette patch) che incrementano la sicurezza di questi programmi, per difendersi dal phishing e dai truffatori. Sui siti di queste aziende e’ anche possibile verificare che il vostro browser sia aggiornato; in caso contrario, e’ consigliabile scaricare e installare le patch.

10) Internet e’ un po’ come il mondo reale: come non dareste a uno sconosciuto il codice PIN del vostro bancomat, allo stesso modo occorre essere estremamente diffidenti nel consegnare i vostri dati riservati senza essere sicuri dell’identita’ di chi li sta chiedendo. In caso di dubbio, rivolgetevi alla vostra banca.

Articolo originale

Quando tutti iniziano a pensare che ci sia un affare, ecco che i pesci piccoli perdono soldi

I 3 fattori fondamentali per un investitore di successo

“I mercati finanziari sono uno strumento per trasferire ricchezza dagli impazienti ai pazienti.”

Questa è una delle citazioni pi’ famose di Warren Buffett

1. Il tempo

Per investire ci vuole TEMPO.

1 giorno, 2 settimane, 1 mese, 2 mesi NON SONO TEMPO.

Per tempo si intende anni. Da un minimo di 3, a una media di 7-10 anni.

2. Il fegato

Per investire ci vuole FEGATO.

Avere fegato significa avere il coraggio di affrontare le oscillazioni tipiche dei mercati finanziari, consapevoli che è proprio dalla volatilità che si ottiene il rendimento.

Avere fegato non vuol dire andare a capofitto in investimenti senza una strategia o senza sapere quello che si sta facendo.

3. Il controllo

Per imparare ad investire ci vuole CONTROLLO.

Perché il successo di lungo termine, quello vero, quello destinato a durare, non si ottiene con la “prima scelta” che il nostro cervello ci consiglia, quando messo sotto pressione.

La prima scelta (immediata, istintiva e comoda) e’ quella di seguire l’instinto, di comprare o di vendere in base alle notizie che ascoltiamo tutti i giorni.