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Category Pensione

La popolazione sta invecchiando. Il rapporto lavoratori/pensionati e’ sempre piu’ basso

La popolazione sta invecchiando. Nel 1950 il rapporto lavoratori/pensionati era 16:1. Gia’ qualche anno fa il rapporto si era portato a 3:1. Cosa succedera’ nel futuro quando il rapporto sara’ 2:1 e poi lo passera’?

Non aspettare l’ultimo momento per trovare una soluzione. Inizia oggi a mettere da parte qualcosa per la tua pensione futura.

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Pensioni: I numeri dell’erosione

Il nostro paese sta invecchiando, c’e’ poco da fare. La vita media attesa alla nascita sta aumentando sempre piu’, come solo in pochi altri paesi del mondo succede. I costi del sistema previdenziale sono sempre piu’ alti, e l’INPS fatica sempre piu’ a trovare le risorse necessarie per pagare tutti gli assegni mensili. La soluzione?
Beh, iniziare a pensare in modo autonomo a un sistema di protezione, attivandosi una pensione di scorta.

Andrai mai in pensione?

La credibilità di avere una pensione decente per noi ragazzi è sempre più bassa. Perché aspettare per pensare al tuo futuro?

La pensione per figli e nipoti? Si costruisce con il fondo pensione

Se ai genitori o ai nonni di una volta avessero detto di risparmiare per la pensione di figli e nipoti forse la proposta sarebbe apparsa alquanto strana. Oggi lo stesso consiglio farebbe tirare persino un respiro di sollievo. Il perché costruire loro una pensione di scorta è noto a tutti, un po’ meno forse il come.

Lo strumento mirato è il fondo pensione, al quale può aderire chiunque: lavoratori e non, studenti e persino minori. In quest’ultimi casi ci può pensare un genitore, iscrivendo il proprio figlio come fiscalmente a carico e avvalendosi del vantaggio fiscale della deducibilità dal proprio reddito IRPEF. Oppure nonni o zii possono aiutare un nipote, anche non a carico, fintanto che non è indipendente e in questo caso scatta la detassazione fiscale totale, oppure, un giovane lavoratore che ha ancora bisogno di un po’ di sostegno.

Tre storie possono chiarire meglio le idee:

  1. Sofia e Simone – figli fiscalmente a carico
  2. Pietro – nipote studente
  3. Isabella – lavoratrice non ancora del tutto autonoma.

Fondo pensione per minori a carico

La prima storia è quella di Sofia, 9 anni, iscritta ad un fondo pensione da quando ne ha 4 e di Simone, 5 anni, iscritto anche lui da 1 anno ad un fondo pensione. Entrambi sono aderenti come fiscalmente a carico della mamma Lucia e del papà Alfonso. Visto il lunghissimo orizzonte temporale a disposizione, per i propri figli hanno scelto un comparto azionario che offre dei rendimenti maggiori e, nel tempo, si compensano le normali oscillazioni dei mercati finanziari. Lucia e Alfonso versano ciascuno 100 euro al mese sia per Sofia che per Simone.

Questo il piano di risparmio attuato e le prospettive di accumulo.

Trattandosi di figli fiscalmente a carico, Lucia e Alfonso possono dedurre ogni anno dal reddito IRPEF (26.000 euro per lei e 32.000 euro per lui) i 2.400 euro versati, con un risparmio rispettivamente di 648 euro e di 912 euro annui.

Prendendo come prima tappa della vita il compimento dei 18 anni d’età, si stima che Sofia e poi Simone avranno accumulato nel fondo pensione quasi 40.000 euro. Essendo trascorsi gli otto anni di iscrizione necessari, potrà essere richiesto per qualsiasi esigenza fino al 30% di questo capitale, ad esempio per sostenere le spese per gli studi universitari.

Un altro ipotetico traguardo potrebbe essere all’età di 32 anni, quando si è raggiunta una maggiore stabilità lavorativa e familiare. Sofia e Simone saranno propensi ad acquistare la loro prima casa e in questo caso potranno contare su un capitale di 89.000 e richiederne fino al 75%.

Il tempo regalato dai genitori è utile non solo per la maturazione degli anni necessari per richiedere anticipazioni di quanto accumulato nel fondo pensione. L’aliquota fiscale del 15%, già di per sé agevolata rispetto a quelle IRPEF, che viene applicata al momento dell’erogazione della pensione integrativa diminuisce dello 0,30% all’anno a partire dal quindicesimo anno di iscrizione, scendendo fino al 9%. Nel caso di Sofia e Simone questo requisito temporale è di gran lunga soddisfatto.

Lucia e Alfonso, infine, hanno regalato ai propri figli un investimento prezioso che gli permetterà di risparmiare ogni anno sulle tasse, migliorerà la loro vita una volta in pensione e a sua volta proteggerà le loro famiglie.

Fondo pensione per il nipote studente universitario

Un’ altra storia è quella di Pietro e dei suoi nonni Mario e Luisa. Pietro frequenta il primo anno di giurisprudenza a Bologna. Il suo sogno è quello di diventare avvocato e, come si sa, si tratta di un percorso impegnativo, per il quale l’indipendenza economica spesso si raggiunge in età più tarda rispetto ad altre professioni. Inoltre, dal punto di vista pensionistico, i liberi professionisti hanno ancora più bisogno di integrare la pensione pubblica rispetto ai lavoratori dipendenti.

Mario e Luisa hanno quindi deciso di aiutare il nipote facendolo iscrivere ad un fondo pensione e regalandogli ogni anno 3.000 euro da versare.

In questo caso non si tratta di un soggetto fiscalmente a carico e scatta un altro vantaggio fiscale. Pietro, infatti, non ha un reddito IRPEF per dedurre i contributi e potrà godere della loro detassazione totale, cioè, non saranno tassati alla fine in fase di erogazione della pensione integrativa. Ogni anno dovrà comunicare al gestore del fondo che i 3.000 euro non sono stati dedotti. Dal momento in cui lavorerà, invece, comincerà a risparmiare sulle imposte IRPEF per quanto versato fino a 5.164, 57 euro annui e rientrerà, quindi, nel regime fiscale generale della previdenza integrativa.

Dai 18 anni ai 30 anni ecco il suo risparmio previdenziale:

  • 36.000 euro di contributi non dedotti che saranno esenti fiscalmente al momento dell’erogazione della pensione integrativa
  • 41.700 euro di capitale grazie ai rendimenti ottenuti con gli investimenti
  • nell’anno in cui ha iniziato a contribuire lui stesso, iniziando con 1.000 euro annuali, a fronte di un reddito lordo di 22.000 euro, ha risparmiato 270 euro di imposte IRPEF grazie alla deducibilità.

Fondo pensione per un giovane lavoratore

La storia di Isabella, 24 anni, è comune a molti suoi coetanei. Isabella ha ancora una carriera discontinua e lo stipendio che percepisce non le consente di accantonare con costanza i contributi nel fondo pensione.

Su consiglio dei suoi genitori Isabella è iscritta ad un fondo pensione da circa tre anni e quando può contribuisce lei stessa. I genitori, dal canto loro, la sostengono regalandole 2.000 euro all’anno da destinare al fondo pensione.

Nel corso del 2018, a fronte di un reddito IRPEF dichiarato di 16.000 euro e di 200 euro versati da Isabella e i 2.000 euro “versati” dai genitori ha risparmiato grazie alla deducibilità fiscale ben 540 euro.

Il fondo pensione è uno strumento unico con cui si possono aiutare i propri figli o nipoti, regalando loro non solo una pensione integrativa, ma anche del tempo prezioso e la cultura del risparmio.

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Vogliamo comportarci da cicale o da formiche?

Il problema previdenziale è un tema centrale per tutti gli italiani, soprattutto per i più giovani, il cui futuro pensionistico risulta più che mai incerto. A tal proposito il numero di luglio del magazine Wall Street Italia ha riportato un interessante e semplice regola per risparmiare elaborata dall’azienda americana Affinity, importante realtà del settore del risparmio made in USA. 

Il presupposto di partenza è che, al pari di ciò che sta accadendo in Italia, l’analisi demografica della popolazione mondiale conferma che l’aspettativa di vita continua a crescere. Si vivrà meglio e più a lungo ed è per questo che è importante costruirsi un’indipendenza finanziaria anche per gli anni di vecchiaia. 

Visti questi presupposti, Wall Street Italia sottolinea che prima si comincia ad accantonare per la previdenza minori saranno i sacrifici da fare. Infatti, secondo la regola di Fidelity, due sono i fattori che incideranno maggiormente sugli obiettivi di risparmio: da un lato l’età in cui si prevede di andare in pensione e dall’altro lo stile di vita che si desidera avere. Tuttavia, la chiave del successo resta senz’altro il tempo grazie al quale sarà possibile costruirsi un solido futuro così da non trovarsi un domani in difficoltà.  

La regola elaborata da Fidelity dice che, per costruirsi una buona pensione:

  • a 30 anni devi mettere da parte almeno l’equivalente di un mese di stipendio
  • a 40 anni sarà necessario accantonare almeno tre mesi di stipendio
  • a 50 anni almeno sei mensilità
  • se si parte alla soglia dei 60 anni saranno invece necessarie otto mensilità

Sulla scorta di questa regola la domanda che tutti noi dovremmo porci è: come vogliamo vivere una volta pensionati? Vogliamo mantenere lo stile di vita pre-pensione o siamo disposti a ridurre le nostre spese? 

Qualsiasi sia la risposta è importante tenere a mente che, per raggiungere la somma desiderata, è necessario agire da subito per sfruttare la leva temporale. Come riportato da Wall Street Italia: “Prima si comincia, meglio è. Prima si comincia, minori saranno i sacrifici. Prima si comincia e maggiori saranno i benefici finanziari”.

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Pensione pubblica a 73 anni per i lavoratori saltuari: ma la soluzione c’è

Un articolo di Repubblica di sabato scorso dal titolo “Lavori saltuari, la pensione arriva a 73 anni” riporta quanto emerso in uno studio della Cgil elaborato dell’economista Michele Raitano. Il messaggio appare chiaro ed è poco confortante, a conferma del fatto che il tema pensionistico è sempre una nota dolente per i lavoratori saltuari di oggi.

Lo studio fotografa una situazione in realtà nota da sempre ma che non deve mai smettere di far riflettere (ed agire di conseguenza). I lavoratori che rientrano pienamente nel sistema contributivo e per di più con stipendi bassi e buchi contributivi, perché interessati da carriere discontinue, dovranno aspettarsi una pensione pubblica molto bassa che arriverà appena all’età di 73 anni. Come spiegato nell’articolo, questo perché il pensionamento anticipato richiede una pensione di un certo ammontare, (almeno 2,8 o 1,5 volte l’assegno sociale che per il 2019 è pari a 5.954 euro annui) e il requisito contributivo, che si stima raggiungerà i 44 o 45 anni, potrebbe non essere raggiunto. I quarantenni di oggi con carriere saltuarie e redditi bassi, in sostanza, devono attendere di andare in pensione da ultrasettantenni e con una copertura pensionistica insufficiente.

Pensione pubblica bassa e dopo i 70 anni: dal “problema” alla soluzione

Che la pensione pubblica si prospetti bassa e per di più dopo i 70 anni nel caso di carriere discontinue è un tema serio, ma che fortunatamente si può fronteggiare:

La soluzione alla pensione pubblica troppo bassa: la previdenza integrativa 

Quando negli anni Novanta è stato introdotto il metodo di calcolo contributivo in sostituzione del più generoso sistema retributivo, il fatto che le pensioni pubbliche sarebbero state di conseguenza più basse rispetto al passato era preventivato. Proprio per questo è stato introdotto contemporaneamente il rimedio: la previdenza integrativa. Infatti, aderendo ad un fondo pensione, meglio se il prima possibile, ci si costruisce una pensione di scorta da affiancare alla pensione pubblica.

Non esiste altro strumento di risparmio come il fondo pensione, sia per i benefici fiscali, le flessibilità e la protezione offerta, che per le perfomance che si ottengono, trattandosi di una forma di investimento di lungo periodo che consente di ottenere ottimi risultati, grazie anche al meccanismo dell’interesse composto, azzerando praticamente quasi ogni rischio di investimento.

La soluzione per chi ha carriere discontinue è sempre la previdenza integrativa

Come evidenziato anche nell’articolo di Repubblica, il mondo del lavoro degli ultimi decenni di certo non aiuta, ma la previdenza integrativa va incontro anche a chi ha carriere discontinue. In sostanza, finché si lavora e in base alle proprie possibilità si deve contribuire al fondo pensione. Il sistema, infatti, consente di scegliere quanto versare, con che frequenza e di sospendere in qualsiasi momento la contribuzione. Quanto accumulato, inoltre, può essere riscattato in caso di inoccupazione prolungata o si può richiedere un anticipo per le proprie esigenze (spese sanitarie, acquisto e ristrutturazione della prima casa propria o di un figlio e per ogni altra esigenza).

In questo, inoltre, genitori, nonni, zii possono giocare un ruolo cruciale, tanto con i bambini che con gli studenti, potendo godere dell’agevolazione della deducibilità se fiscalmente a carico, ma anche con i lavoratori che hanno bisogno ancora di un aiuto. In questo modo si regala ai propri figli/nipoti un risparmio prezioso e, soprattutto, il tempo.

Anticipare la pensione con la previdenza integrativa: la RITA

Se si vuole anticipare il pensionamento ma l’anzianità contributiva e l’assegno di pensione pubblica che si ricava non lo consentono, la pensione integrativa permette di farlo con la rendita integrativa temporanea anticipata (RITA). Grazie al capitale accumulato nel fondo pensione si può godere di un vero e proprio reddito ponte fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione pubblica di vecchiaia. L’anticipo massimo è di cinque anni ma può arrivare fino a dieci anni se non si lavora più da almeno 48 mesi al momento della richiesta.

Si tratta di una misura pensata soprattutto per chi perde il lavoro in prossimità del pensionamento, in cui è difficile trovare nuovamente un’ occupazione, ma è comunque una strada da tenere a mente iscrivendosi ad un fondo pensione.

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Fondo di previdenza: l’importanza di costruirsi una pensione di scorta

Il tema pensionistico è da sempre un argomento molto delicato, tanto di più negli ultimi anni da quando, a seguito dell’allungamento dell’aspettativa di vita e del calo delle nascite, sono stati innalzati sia gli anni di età anagrafica che gli anni di contributi necessari per l’accesso alla pensione. Nonostante questi accorgimenti, la pensione pubblica rappresenterà solo una percentuale dell’ultimo reddito percepito da lavoratori e non permetterà di mantenere uno stile di vita adeguato anche da pensionati.

Tuttavia, per coloro che vogliono agire e tutelarsi, costruendosi per tempo una pensione di scorta da affiancare alla pensione pubblica, la soluzione c’è: la previdenza integrativa. 

Fondo di previdenza: perchè è importante aderire

Per avere una sicurezza economica in più per il post lavoro è importante iniziare a risparmiare il prima possibile. Con un fondo di previdenza integrativa non servono grandi somme, per ottenere dei buoni risultati è sufficiente essere costanti. Inoltre, visto l’importante scopo sociale perseguito, i fondi pensione vengono incentivati dallo Stato attraverso la previsione di molti vantaggi fiscali, flessibilità e tutele.

Fondi di previdenza integrativa: come funzionano?

Si tratti di uno strumento di risparmio di lungo periodo il cui funzionamento può essere schematicamente suddiviso in tre fasi:

1. La fase di adesione e di contribuzione

Tutti possono aderire alla previdenza complementare: lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti, persone inoccupate, studenti e anche bambini, in qualità di soggetti fiscalmente a carico.

Una volta individuato il fondo pensione più adatto al proprio profilo è possibile scegliere liberamente l’importo e la frequenza dei contributi: versamenti mensili, trimestrali, un unico versamento annuale o ancora, i lavoratori dipendenti potranno versarvi anche il proprio TFR e gli eventuali premi di risultato.

Oltretutto, i fondi pensione offrono un vantaggio immediato agli aderenti: i contributi versati al fondo di previdenza integrativa sono deducibili dal reddito dichiarato ai fini IRPEF fino a ben 5.164 euro all’anno. Si tratta di un vantaggio fiscale importante che consente di risparmiare ogni anno sulle tasse.

Ad esempio, un aderente con un reddito di € 28.000 lordi che versa 1.800 euro all’anno al fondo pensione, risparmierà ben € 514 di tasse. E’ come se il fondo gli rendesse subito € 514.

2. La fase di gestione: i risparmi crescono grazie agli investimenti

Gli aderenti possono scegliere liberamente, sulla base del proprio profilo di rischio e degli anni mancanti al pensionamento, la linea di investimento più adatta al proprio profilo, potendo optare tra quella garantita, obbligazionaria, bilanciata o azionaria o, eventualmente, diversificando i propri investimenti tra diversi comparti di gestione.

Ai fondi pensione si applica il meccanismo dell’interesse composto secondo il quale i rendimenti generano essi stessi rendimenti permettendo una crescita potenzialmente esponenziale dei propri risparmi.

Anche questa fase è caratterizzata dalla flessibilità in quanto gli aderenti hanno la possibilità di modificare il piano di versamenti scelto al momento dell’adesione o eventualmente sospenderlo, nonché cambiare fondo pensione dopo due anni di permanenza in quello originario. Inoltre, in caso di necessità, sarà possibile chiedere anticipazioni di quanto accumulato (ad esempio fino al 75% di quanto accumulato per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa o fino al 30% per qualsiasi esigenza) o il riscatto totale o parziale della propria posizione in caso di inoccupazione.

3. La fase di erogazione della prestazione finale  

Una volta raggiunta l’età pensionabile nel proprio regime pubblico di appartenenza è possibile richiedere l’erogazione della prestazione finale potendo scegliere tra tre diverse modalità: 100% in rendita, fino al 50% in capitale, subito e il restante in rendita o, in certi casi, il 100% sotto forma di capitale.

Anche al momento dell’erogazione gli aderenti potranno contare su un importante vantaggio fiscale: l’aliquota agevolata della prestazione finale.

Alla prestazione finale si applica un’aliquota del 15% che, dopo 15 anni di partecipazione al fondo diminuisce ulteriormente dello 0,30% all’anno, fino ad arrivare a un minimo del 9%, una bella differenza rispetto alle normali aliquote IRPEF.

Fondo di previdenza complementare, quanto è possibile ottenere?

Il risultato finale dipenderà dagli anni di partecipazione al fondo di previdenza, dalla linea di investimento prescelta e i rendimenti ottenuti, dall’importo dei contributi versati e dalla costanza.

Alcuni esempi possono aiutare a capire com’è possibile colmare il gap previdenziale e cioè la differenza tra pensione pubblica e ultimo reddito percepito da lavoratori, la rendita che è possibile ottenere in aggiunta alla pensione pubblica, e quanto è possibile risparmiare ogni anno sulle tasse grazie alla deducibilità dei contributi versati al fondo di previdenza.

Avendo 26 anni e visto il lungo periodo a disposizione prima del pensionamento Ilaria ha deciso di aderire a un comparto azionario di un fondo pensione versando con costanza €60 al mese e il TFR. Così facendo, una volta raggiunta l’età pensionabile otterrà una rendita di €737. Inoltre, grazie alla deducibilità, dei €720 versati annualmente nel fondo pensione ben €205 le verranno restituiti di deducibilità.

Toni ha deciso di aderire all’età di 31 anni a un comparto bilanciato di un fondo pensione (comparto in linea con il suo profilo di rischio medio) versando €100 al mese e il TFR, per un risparmio fiscale di €342. Una volta in pensione potrà contare su un’integrazione pensionistica di €574.

Giulia ha deciso di aderire a 38 anni alla previdenza integrativa versando €400 al mese, per un totale di €4.800 all’anno. In questo modo risparmia ben €1.899 di imposte IRPEF grazie al vantaggio fiscale della deducibilità e una volta raggiunta l’età pensionabile avrà una rendita mensile di €581 da affiancare alla pensione pubblica.

Il fondo di previdenza integrativa è uno strumento unico nel suo genere che da agli aderenti la possibilità di costruirsi, giorno dopo giorno, una pensione di scorta da affiancare a quella pubblica. Prima si inizia e maggiore sarà il risultato. 

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Deduzione fiscale: fondo pensione e 730

La dichiarazione 730 precompilata, già eventualmente modificabile dal 2 maggio, potrà essere inviata fino al 23 luglio 2019.

Per chi ha ancora qualche dubbio rispetto alla deducibilità dei contributi versati dal fondo pensione di seguito troverà dieci casi più frequenti.

Nel Quadro E, relativo agli oneri e spese, sono indicati gli importi che danno diritto a una detrazione d’imposta e alla deduzione fiscale. Nel primo caso si tratta, ad esempio, delle spese sanitarie o dei premi pagati per l’assicurazione sulla vita alle condizioni previste. Le spese deducibili, invece, sono quelle che possono essere sottratte dal reddito complessivo, diminuendolo, con un conseguente risparmio IRPEF.

Chi è iscritto alla previdenza complementare e ha contribuito al proprio fondo pensione nel corso del 2018, quest’anno può portare in deduzione quanto versato dal reddito dichiarato. In particolare, dovrà indicare nella sezione II “contributi per previdenza complementare” gli importi corrispondenti.

Vediamo qualche esempio per approfondire tutto quello che c’è da sapere sulla deduzione fiscale dei contributi per la previdenza complementare.

  1. Leonardo, lavoratore dipendente di 45 anni che ha versato contributi entro il limite annuale di deducibilità di 5.164,57 euro annui
  2. Beatrice, medico libero professionista di 38 anni che ha versato contributi oltre il limite di deducibilità di 5.164,57 euro annui
  3. Carolina, trentaquattrenne impiegata in un’azienda privata che ha versato contributi anche per suo figlio fiscalmente a carico
  4. Virginia, avvocato di 29 anni in regime fiscale forfettario
  5. Saverio, titolare d’impresa di 36 anni che ha cambiato fondo pensione nel corso del 2018
  6. Emilio, pensionato di 66 anni che ha versato contributi in favore di sua moglie fiscalmente a carico
  7. Giacomo, 31enne e lavoratore dipendente di prima occupazione
  8. Cristina, infermiera di 47 anni che nel 2010 aveva richiesto un’anticipazione del 30% di quanto accumulato e ha iniziato a reintegrarlo nel corso del 2018
  9. Renato, dipendente pubblico di 50 anni iscritto a due fondi pensione
  10. Noemi, impiegata di 27 anni che grazie ai versamenti nel fondo pensione di categoria rientra nel bonus Renzi.

Qual è il tuo caso?

1. Il 730 2019 di Leonardo: contributi entro il limite annuale di deducibilità

Leonardo ha 45 anni ed è un dipendente privato con un reddito annuo lordo dichiarato nel 2019 di 38.500 euro.

Nel corso del 2018 ha versato nel fondo pensione il suo TFR, che non è deducibile non essendo imponibile, e contributi personali per un totale di 5.000 euro, da compilare nella riga E27. Questi, rientrando nel limite di deducibilità  di 5.164,57 euro annui potranno essere integralmente dedotti.

Nella busta paga di luglio 2019 riceverà 1.900 euro di risparmio fiscale IRPEF.

2. La deduzione di Beatrice: versamenti annui oltre 5.164,57 euro

Beatrice è un medico libero professionista di 38 anni che nel 2018 ha versato nel fondo pensione, in un’unica soluzione, 6.500 euro. In questo caso può dedurre 5.164,57 euro, che è il tetto massimo di deducibilità annuale. A fronte di un reddito dichiarato di 67.000 risparmia di imposte IRPEF ben 2.118 euro. La parte eccedente di contributi versati nel fondo pensione, pari a 1.335,43 euro, godrà invece di un altro vantaggio fiscale: non sarà tassata in fase di erogazione della pensione integrativa. Questa, infatti, è soggetta ad una ritenuta con aliquota agevolata (cioè tra il 15% e il 9% a seconda del periodo di partecipazione al fondo pensione contro le aliquote IRPEF tra il 23% e il 43%) ma è in parte esente fiscalmente.

La base imponibile della pensione integrativa su cui è applicata la ritenuta non considera quanto è stato già tassato nelle fasi precedenti e risulta esente, quindi, quella parte di prestazione pensionistica formata da:

  • rendimenti già tassati in fase di accumulo
  • contributi che non sono stati dedotti fiscalmente

Beatrice, per avvalersi di questo ulteriore vantaggio dovrà quindi comunicare al suo gestore, entro il 31 dicembre 2019, di non aver dedotto 1.335,43 euro versati nel fondo pensione nel 2018.

3. Carolina e i versamenti per il figlio fiscalmente a carico

Carolina, impiegata in un’azienda privata di 34 anni e aderente da più di due anni ad un fondo pensione, ha iscritto anche suo figlio minore come soggetto fiscalmente a carico. Oltre a quanto versato nel fondo pensione per la sua posizione, può dedurre anche i contributi versati a favore del figlio Massimo, e questo anche se è a carico di Carolina per il 50% e per il 50% del marito.

Avendo versato complessivamente 3.600 euro (200 euro mensili per la sua posizione e 100 euro mensili per il figlio), portandoli in deduzione da un reddito lordo di 30.000 euro risparmia sulle tasse 1.192 euro.

4. Virginia, avvocato in regime forfettario

Virginia ha ventinove anni ed è un avvocato la cui attività professionale presenta i requisiti per accedere al regime fiscale forfettario, avendo un reddito dichiarato di 27.000 euro. Nel corso del 2018 ha versato 1.000 euro di contributi al suo fondo pensione che, non essendo deducibili fiscalmente, dovrà dichiarare al suo gestore come non dedotti.

In questo modo saranno esenti a scadenza in fase di erogazione della pensione integrativa (come nel caso di Beatrice per i contributi versati oltre il tetto massimo di deducibilità).

5. Saverio, ha cambiato fondo pensione nel corso del 2018

Saverio è un titolare d’impresa di 36 anni che nel corso del 2018 ha cambiato fondo pensione, trasferendo quanto accumulato in un prodotto più in linea che le sue nuove esigenze.

Come funzionerà la deduzione fiscale in questo caso? Nulla cambia rispetto alle regole ordinarie e quanto versato nel 2018 sarà deducibile nella dichiarazione 2019. Fino a marzo ha versato 1.000 euro nel vecchio fondo pensione e a partire da aprile fino a dicembre 2018 ha versato altri 6.500 euro. A fronte di un reddito di 69.500 euro risparmia 2.117 euro.

Il capitale trasferito, invece, non sarà deducibile perché versato e già dedotto negli anni precedenti.

6. Emilio in pensione e i contributi versati nel fondo pensione di sua moglie

Nel corso del 2018 ha versato per Anita 1.200 euro annui che gli fanno risparmiare 456 euro.

Nella busta paga di luglio 2019 riceverà 456 euro di risparmio fiscale IRPEF.

7. Giacomo lavoratore di prima occupazione

Giacomo è un trentunenne impiegato in una grande azienda da sei anni. E’ considerato “lavoratore di prima occupazione” perché all’età di 25 anni è stato assunto per la prima volta e di conseguenza solo da quella data ha una posizione contributiva obbligatoria presso l’INPS. Questa categorizzazione è molto utile per lui che in quell’occasione si è iscritto ad un fondo pensione. Giacomo, infatti, come tutti i lavoratori alla loro prima occupazione, può godere di un vantaggio fiscale maggiore.

Fermo il limite di deducibilità ordinario di 5.164,57 euro , a partire dal sesto anno e per i vent’anni successivi aumenta e può essere superato di 2.582,29 euro annui. La deducibilità totale ammonta, quindi, a 7.746,86 euro.

Giacomo, quindi, può iniziare da quest’anno ad avvalersi di questo vantaggio fiscale:

  • nei primi 5 anni di iscrizione Giacomo non ha sfruttato l’intero tetto di deducibilità ordinario a disposizione, perché nei primi tre anni è riuscito a versare 3.000 euro all’anno e negli ultimi due anni ne ha versati 4.000 all’anno. La parte di deducibilità non sfruttata, quindi, costituisce il suo bonus che può dedurre a partire da quest’anno e negli anni successivi, fino a 2.582,25 euro per ciascun anno.
  • ha quindi accumulato come bonus da diluire per i vent’anni successivi  8.822,85€ (2.164,57€ x 3 + 1.164,57 x 2)
  • a partire da quest’anno Giacomo utilizza 1.000 euro tra quelli a disposizione di bonus, perché nel 2018 ha superato il limite di deducibilità ordinario versando 6.164,57 euro.

Ogni anno Giacomo potrà sfruttare il bonus di  2.582,29€, fino a esaurimento, per la parte versata eccedente il tetto ordinario. Il prossimo anno avrà ancora un bonus di 7.882,85 euro. Se per un anno non dovesse riuscire a versare più di 5.164,57€, ha ben 20 anni a disposizione per usare tutto il bonus addizionale.

8. Cristina e la sua richiesta di anticipazioni del 30%

Cristina è un’infermiera di 47 anni che nel 2010 aveva richiesto il 30% di quanto accumulato nel fondo pensione per fare il viaggio da sempre sognato con il suo compagno Claudio. A partire dal 2018, con l’aiuto di Claudio, ha deciso di cominciare a reintegrare quelle somme, cominciando con i primi 6.000 euro. Inoltre, ha contribuito durante l’anno con 100 euro mensili.

In questo caso anche i versamenti effettuati per reintegrare le somme anticipate sono deducibili e concorrono a determinare il limite di 5.164,57 euro. Inoltre, su quanto versato oltre questo tetto (pari a 2.035,43 euro nel caso di Cristina) e dichiarato espressamente al gestore come reintegro delle anticipazioni, è riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata (aliquota del 23%) al momento della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato.

9. Renato ha due fondi pensione

Renato è un dipendente pubblico di 50 anni iscritto a due fondi pensione differenti per diversificare al meglio il proprio piano di investimento previdenziale. La deducibilità fiscale dei contributi versati annualmente alla previdenza complementare è riferita alla persona e al suo reddito IRPEF, no al fondo pensione sottoscritto, di conseguenza il limite resta quello ordinario di 5.164,57 euro annui.

10. Noemi e il bonus Renzi grazie alla deducibilità

Noemi ha 27 anni e lavora come impiegata in una grande azienda di telecomunicazioni. Nel corso del 2018 ha svolto molte ore di lavoro straordinario che quindi la farebbero rientrare nella fascia di reddito superiore ai 24.600 euro, perdendo così parte del beneficio bonus Renzi. Quanto ricevuto in eccesso lo dovrebbe restituire a dicembre 2019 (conguaglio).

Noemi, però, è iscritta al fondo pensione chiuso di categoria, dove versa i contributi anche il suo datore di lavoro, per un totale di 2.550 euro annui per il 2018 da portare in deduzione. Questo consente di abbattere il reddito IRPEF, calcolato automaticamente dal suo datore di lavoro, e di rientrare nella fascia che le da diritto nuovamente al bonus 80 euro integrale.

Questo meccanismo vale nei fondi pensione chiusi o aperti ad adesione collettiva perché a gestire la contribuzione, anche ai fini fiscali, è direttamente il datore di lavoro.

Chi ha scelto quest’anno il suo fondo pensione potrà dedurre quanto versato dal reddito IRPEF nella dichiarazione del 2020.

Per chi non lo avesse ancora fatto, c’è tempo fino a dicembre 2019 per aderire ad un fondo pensione e risparmiare sulle tasse del prossimo anno.

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La pensione dei giovani include quella integrativa e va incentivata

Un articolo di Ferruccio De Bortoli dell’inserto l’Economia del Corriere della Sera di questa settimana, che riporta anche il parere di figure autorevoli del settore, tra cui la Presidente dell’ANIA Maria Bianca Farina, fa emergere con chiarezza il messaggio: per i giovani la pensione deve essere accompagnata da quella integrativa, purché se ne parli e venga incentivata.

I motivi alla base di questo assunto sono altrettanto chiari. Le misure di recente introduzione che anticipano la pensione, oltre a riguardare le persone prossime al pensionamento, incidono sull’assegno riducendolo inevitabilmente. Per i giovani, inoltre, anche se la carriera è meno continua, la previdenza integrativa è lo strumento ideale per tutelarsi, essendo flessibile e fiscalmente agevolato.

Meno di un terzo della forza lavoro è iscritta alla previdenza integrativa

Dai dati riportati nell’articolo, però, emerge che solo il 28,9% della forza lavoro nel 2017 risultava iscritta alla previdenza integrativa.

Fonte: Assofondipensione per L’Economia del Corriere della sera

Inoltre, se la percentuale di adesione si aggira attorno al 30% per le fasce d’età centrali (quelle tra i 35 e i 44 anni e tra i 45 e i 54 anni), sotto i 25 anni si trova solo il 2% degli iscritti e tra i 25 e i 34 anni si raggiunge appena il 12,6%.

La pensione integrativa va incentivata

I modi per incentivare uno strumento di risparmio come la previdenza integrativa sono diversi. Primo fra tutti è quello di diffonderla, portando i giovani ad una maggiore consapevolezza da un lato e ad una maggiore fiducia nel proprio domani dall’altro.

Interessanti sono le proposte del Presidente dell’ANIA che guarda soprattutto ai giovani con carriere meno stabili, per i quali la pensione integrativa è ancora più indispensabile. La leva principale è quella di rendere ancora più vantaggioso l’attuale regime fiscale dei fondi pensione caratterizzato dal sistema E-T-T, dove “E” sta per esenzione in fase di contribuzione, “T” per tassazione agevolata sui rendimenti e “T” per tassazione agevolata in fase di erogazione.

  1. una soluzione, quindi, potrebbe essere quella di prevedere per i giovani un azzeramento della tassazione sui rendimenti, che seppur ridotta al 20% rispetto al 26% degli altri strumenti di investimento, agevolerebbe il loro piano di accumulo
  2. un’altra via potrebbe essere quella di incentivare i genitori ad iscrivere alla previdenza integrativa i propri figli fiscalmente a carico con un tetto di deducibilità più elevato rispetto quello attuale, pari a 5.164 euro all’anno.

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Più valore al TFR grazie ai fondi pensione

Lo stato di salute dei fondi pensione italiani è nel complesso buono, a confermarlo è Mario Padula, presidente della Covip – autorità di vigilanza sulla previdenza integrativa – in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, pubblicata domenica, 9 giugno, nella sezione Economia.

A pochi giorni dalla presentazione della relazione annuale Covip prevista per mercoledì 12 giugno, Padula conferma la costante crescita del numero degli iscritti a questo importante strumento di risparmio. Nel 2018 il numero degli aderenti è arrivato a circa 8 milioni, coprendo una percentuale pari a circa il 30% della forza lavoro. Inoltre, secondo Padula, un’importante opportunità di crescita ulteriore è rappresentata dal recepimento della direttiva UE Iorp2 che ha previsto importanti novità in tema di governance e trasparenza, in grado di avvicinare le persone alla previdenza integrativa.

Ecco alcuni numeri sulle posizioni e sulle risorse gestite dai fondi pensione:

Fonte: Corriere della Sera

Rendimenti fondi pensione: l’importanza di valutarli nel lungo periodo

Nel corso dell’intervista viene sollevata l’importante questione dei rendimenti ottenuti nel corso del 2018 dai fondi pensione che, al contrario della normale rivalutazione del TFR (+1,9% nel 2018), sono stati tendenzialmente negativi: -2,5% per i fondi negoziali, -4,5% per i fondi pensione aperti e -6,5% per i PIP.

Dopo aver esposto tali dati il presidente Padula chiarisce che, essendo la previdenza integrativa uno strumento di risparmio di lungo periodo è proprio in questo che è corretto valutare le performance ottenute. Infatti, nel decennio 2009-2018 il rendimento medio ottenuto dai fondi pensione è stato sempre più che positivo oltre che maggiore rispetto alla rivalutazione del TFR lasciato in azienda:

E’ inoltre necessario valutare questo strumento nel suo complesso in quanto oltre ai rendimenti, la previdenza integrativa offre importanti vantaggi fiscali quali:

  • la tassazione agevolata della prestazione finale (aliquota che va da un massimo del 15% a un minimo del 9% per i fondi pensione contro un aliquota applicata al momento dell’erogazione del TFR che va da un minimo del 23% a un massimo del 43%)
  • la deducibilità dei contributi volontari versati al fondo pensione fino a ben 5.154 euro all’anno grazie alla quale è possibile avere un bel risparmio sulle tasse

Dimostrando la volontà di venire incontro alle esigenze degli odierni lavoratori le cui carriere sono caratterizzate da una certa discontinuità, Padula ha indicato che la Covip ha proposto di rendere utilizzabile la deducibilità dei versamenti anche in anni diversi rispetto a quelli dell’effettivo versamento. In questo modo, coloro che, avendo carriere discontinue e non avendo lavorato o versato in determinati periodi non hanno un reddito dal quale dedurre tali contributi non rischieranno di perdere il vantaggio fiscale.

Vista la positività di Padula non resta che attendere l’uscita della relazione Covip nella quale verranno rese note le caratteristiche degli aderenti, analizzati i rendimenti e la gestione dei fondi di previdenza integrativa.

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