Settembre 13, 2022

Con un’età pensionabile sempre più lontana e una precarietà nella continuità del lavoro sempre più presente, un piano di accumulo individuale deve essere tenuto in considerazione per le prossime generazioni che pretendono (giustamente) di dare un riposo a tutto il lavoro fatto nella loro vita. Ma la tranquillità oggigiorno, come tra 50 anni, si può raggiungere solo attraverso una sicurezza economica che ci permetta di vivere la parte finale della nostra vita come meglio crediamo e vogliamo, non dovendo aspettare all’orizzonte una pensione statale che potrebbe non arrivare mai.

Fatta questa premessa ipotizziamo nell’articolo un possibile scenario di un qualsiasi cliente che voglia aprire un PAC (o PIC) nella sua banca e cosa può essere richiesto e a cosa bisogna fare attenzione.

Iniziamo con il primo step che sarà la profilatura del cliente attraverso il questionario MiFid. A seguito della crisi del 2008 e ai vari scandali di politica aggressiva attuata dalle banche per l’agevolazione al prestito ad individui o enti che non sarebbero mai stati in gradi di sostenere tali obbligazioni (e dunque truffati) si è cercato di dare una svolta alla sicurezza del cliente, compilando appunto un questionario per capire la loro propensione al rischio e al guadagno cercato.

Nel compilare, dunque, verranno fatte delle domande sulle diverse conoscenze ed esperienze che si sono sviluppate nel mondo della finanza e su quali situazioni di rischio-rendimento si cercano in un breve, medio o lungo periodo. La MiFiD difatti è l’acronimo di Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari ed è una direttiva comunitaria volta a disciplinare i servizi di investimento nei 30 stati membri. Con la consapevolezza e la tranquillità di ciò che si va incontro da cliente, si è cercato di implementare questa pratica così da accrescere la mole degli investimenti fatti (specie in alcuni stati rimasti indietro a livello europeo quali Spagna o Portogallo) e sviluppare un mercato finanziario europeo più competitivo ed integrato possibile. La grande forza di questa profilatura sta nel sistema integrato della banca, la quale una volta avuto informazioni generali su chi si ha di fronte, potrà permettere all’intermediario che si occuperà della tua consulenza personalizzata di offrire o meno dei prodotti. Questi prodotti sono gestiti in automatico tramite un algoritmo che permette o meno di rendere possibili delle operazioni proposte dal consulente e dunque, di garantire una sicurezza a chi va ad investire i propri risparmi per un periodo medio-lungo.

Questo questionario non è obbligatorio o richiesto in ogni caso ma se si è intenzionati ad investire in obbligazioni, azioni, derivati o quote di fondi di investimento (i quali contengono queste attività) bisogna prima fare questo passaggio per i motivi spiegati sopra. Ma cosa viene chiesto nello specifico in un questionario MiFID?

Di base si cerca di suddividere la profilatura in tre macroaree:

  • Conoscenza finanziaria

•          livello di conoscenza dei prodotti finanziari;

•          operazioni svolte negli ultimi 5 anni relativamente a ciascun prodotto;

•          livello di istruzione;

•          professione del cliente.

  • Obiettivi di investimento

•          l’orizzonte temporale attraverso cui intende conservare un determinato investimento (breve, medio o lungo termine);

•          se investe per la manutenzione e protezione del proprio capitale, o per il suo incremento, accettando il rischio correlato;

•          propensione al rischio.

  • Situazione finanziaria

•          guadagni medi su base annua;

•          fonte primaria di reddito;

•          patrimonio posseduto;

•          eventuali debiti e crediti.

Una volta conclusa la parte iniziale verranno proposte poi delle idee di investimento che solitamente quando si parla di PAC (o PIC) saranno indirizzate verso fondi di investimento con un paniere che verrà composto di obbligazioni societarie, titoli di stato, azioni e strumenti di copertura quali derivati. La diversificazione del fondo sta alla base del perché si dovrebbe scegliere un paniere composto da più strumenti nel lungo periodo, così che si possa ammortizzare o alleggerire delle ipotetiche perdite e percepire il più possibile da eventuali guadagni. Quando vengono proposti dei fondi, il consulente ci fornisce il KIID (Key Information Document) che dal 2012 affianca qualsiasi offerta di fondo commercializzato in Europa. All’interno di esso sarà presente una descrizione di cosa ci ritroveremo ad investire e quali saranno le modalità.

Difatti, se il fondo avesse uno storico (quindi operante da più di due anni), avremo i vari risultati ottenuti in passato da affiancare (non obbligatoriamente) ad un benchmark (solitamente il MSCI INDEX) così da capire come si posiziona in relazione al mercato mondiale.

All’interno ci sarà ancheun indicatore sintetico raffigurante il profilo di rischio e rendimento del fondo, data dalla strutturazione di esso. Se dunque decidessimo di avere una propensione al rischio maggiore la composizione del fondo sarà di tipo prevalentemente azionario, mentre se si ammorbidirà l’esposizione alla perdita si andrà a comporre di titoli di stato o obbligazioni societarie. Si ricorda che uno non esclude l’altro e che dunque all’interno di un fondo azionario si possono trovare molti tipi di strumenti per bilanciare appunto un rischio (che non è solo sistematico ma anche specifico). Per completare la parentesi riguardante la rischiosità dell’investimento si devono considerare:

  • Rischio di liquidità, difficoltà nella valutazione o vendita ad un dato prezzo o in un certo momento di un titolo
  • Rischio operativo, legato a fattori umani/tecnologici/furti di dati
  • Rischio d’insolvenza, legato al mondo obbligazionario e dunque l’incapacità di riuscire ad ottemperare i loro obblighi nei pagamenti,
  • Rischio di controparte e connesso alla garanzia collaterale,
  • E rischio connesso alla prassi standard.

Può essere affiancata anche una possibile perdita massima annua e un utilizzo della leva finanziaria, oltre alla descrizione della strategia con la quale opera il fondo. Quando si sceglie su cosa investire, generalmente si indica una macroarea che si preferisce, e specificando le priorità (oltre il rendimento) che si hanno quando si investono. Per concludere in maniera riassuntiva le principali tematiche che affrontiamo nell’iniziare un investimento in un fondo distinguiamo

  • La somma iniziale e mensile
  • Da dove proviene il fondo
  • Utilità dell’interesse composto

Per prima cosa vediamo l’aspetto più rilevante per un neo-investitore, il peso economico del mio investimento relativo ad un conto di piccole dimensioni. Anche per altri investimenti offerti dalla banca si indicano delle cifre minime importanti, quali prestiti o conti deposito, nel caso del PAC l’impegno economico preso è ai confini dell’impercettibile. Generalmente si varia da 50 a 100 euro iniziali per aprire la posizione (investimento iniziale), seguito da versamenti periodici mensili che si attestano alla stessa cifra. Vediamo che in un anno possiamo variare in misura dai 600 ai 1200 euro (investimento minore), e dunque andando a togliere poco dal nostro ipotetico (medio) stipendio.

Negli ultimi anni (dal 2000 in poi) vi è stato uno spostamento massiccio degli investimenti presso fondi lussemburghesi o irlandesi, detenuto comunque da società italiane. Un esempio può essere Intesa San Paolo con la sua SGR Eurizon (lussemburghese) o per Mediolanum la SGR Mediolanum Asset Management (irlandese). Bisogna tenere conto che sebbene ci siano delle evidenti agevolazioni fiscali per il fornitore, per l’investitore viene meno l’utilità di investire in un fondo estero. Difatti, anche se fino al 2011 lo sgravo fiscale era dalla parte di chi investiva i soldi, Banca d’Italia ha provveduto a riposizionare le varie società cercando di dare una posizione privilegiata ai fondi italiani. Ma siccome chi commercializza e offre questi servizi ancora guadagna grazie al regime fiscale di questi paesi, si continua ad operare la mole degli investimenti in altri stati finendo per arrivare quasi alla parità per patrimoni investiti tra italiani ed esterovestiti già nel 2013.

Ma in che maniera vi è una perdita per l’investitore? Beh, se in Italia nel 2011 è stata inserita una trasparenza obbligatoria sui regimi di costo per performance per quanto riguarda i fondi esteri non è proprio così. Potrebbe infatti accadere che se anche le commissioni di performance o incentivo vengano utilizzate a fin di bene, considerando che il fondo guadagna in base a quanto riesce a far guadagnare, si deve stare attenti con quale cadenza viene fatto questo prelievo da parte di chi opera. Banca d’Italia, ad esempio, ha imposto che nei fondi italiani esse vengano applicate ogni 12 mesi in base al profitto che esse generano, mentre per fondi esteri che operano nel nostro paese (in quanto la commercializzazione è gestita da banca d’Italia ma non la loro regolamentazione) può essere fatta trimestrale o a volte con cadenza mensile. Questo porta a guadagnare anche in condizioni di sostanziale pareggio del fondo in termini annuali. Ovviamente questa parentesi non è per scoraggiare in alcun modo l’investimento in fondi irlandesi o lussemburghesi ma solo per dare un ulteriore aiuto e mettere al corrente di ipotetiche fessure da dove si possono perdere o perché no, far entrare soldi.

Per concludere l’articolo parlo velocemente del funzionamento dell’interesse composto, portando un esempio quantitativo su come esso operi.

Di base quando si opera nel lungo periodo con dei PAC la grande “svolta” che viene data al capitale investito più che la gestione o il rendimento in sé, è la progressione del calcolo degli interessi su una cifra già maggiorata dal tasso d’interesse applicato l’anno precedente (e così via). Se si dovesse investire 100 e avere il 10% di ritorno, dunque, nel secondo anno non avremo un guadagno di 20 (100+10+10) ma di 21 (100+10+10). Anche se può sembrare irrisorio nel breve termine far caso a questo aumento, nel lungo periodo ci si può diventare ricchi, letteralmente! Porto i dati storici di un rendimento di un fondo Eurizon e di quanto, senza contare le spese, avremo percepito un aumento sul capitale lordo nel giro di dieci anni.

Ammettendo che si sia fatto un unico investimento di 1000 iniziale con i rendimenti annui di:

  • 8.9%
  • 15.5%
  • 4.7%
  • 2.6%
  • 4.7%
  • 6.1%
  • -7.4%
  • 9.7%
  • 3.0%
  • 7.9%

Avremo ottenuto un ritorno del 71.27% grazie all’interesse composto, mentre senza sarebbe stato di un 55.7%, ritrovandosi dunque con 1712,7$ piuttosto che 1557$.Questo dato non è altro che destinato a ingrandirsi esponenzialmente nei prossimi anni ed è la motivazione che si dà alla crescita incredibile delle superpotenze economiche e del loro PIL, costantemente in positivo per decenni e che alla fine porta a dei numeri giganteschi. L’interesse composto, dunque, non è altro che il reinvestimento costante di ciò che si guadagna gli anni precedenti senza attingere da quelle risorse. Proprio per questo un PAC iniziato ad una giovane età è fortemente consigliato per chiunque voglia e per qualsiasi somma si decida di investire.

About the author 

lorenzoparadisi0510@gmail.com

Laureato in Lingue Aziendali all'Università degli Studi di Urbino, sto ora conseguendo la laurea magistrale presso l'Università degli studi di Parma in International Business and Development. Appassionato di micro e macroeconomia e del mondo della finanza, vanto una conoscenza approfondita della lingua francese (madrelingua) e lingua inglese (C1). Completato un Erasmus alla KEDGE Business School di Bordeaux e un'esperienza estera ufficio acquisti/vendite a Parigi.

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