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La popolazione sta invecchiando. Il rapporto lavoratori/pensionati e’ sempre piu’ basso

La popolazione sta invecchiando. Nel 1950 il rapporto lavoratori/pensionati era 16:1. Gia’ qualche anno fa il rapporto si era portato a 3:1. Cosa succedera’ nel futuro quando il rapporto sara’ 2:1 e poi lo passera’?

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Hertz è morta di debito, non di Covid

E’ davvero possibile che un colosso come Hertz fallisca dopo pochi mesi di inattivita’? Ovviamente non sarebbe possibile, se non avesse avuto dei problemi anche antecedentemente al periodo di lockdown dovuto dal coronavirus.

Un fallimento che fa scalpore, visto la grandezza dell’azienda, conosciuta in tutto il mondo come leader nell’autonoleggio.

Come si vede dal grafico, l’indebitamento della compagnia aveva raggiunto livelli insopportabili, gia’ molto prima di venire a conoscenza del coronavirus, in tempi non sospetti. Prima che il Covid-19 comparisse, l’azienda aveva un stock di debito pari a circa 17 miliardi di dollari che includeva 3,7 miliardi di corporate bonds e prestiti, oltre a 13,4 miliardi di notes direttamente legate alla flotta.

Venerdì scorso, quando il Wall Street Journal anticipava la notizia del fallimento delle trattative e della bancarotta pressoché certa, l’azione di Hertz è precipitata del 43,6%. De profundis, insomma. Ma non a causa del Covid-19, a causa delle condizioni di salute con cui ci si è presentati alla battaglia finale contro il virus.

Cosa voglio dire con questo articolo?

Che investire e’ una cosa seria. Non si puo’ comprare qualcosa senza realmente sapere come la stiamo acquistando, basandoci solo sul nome o su qualche voce di corridoio.

D’altrocanto, come non ci si puo’ improvvisare medici in qualche mese, difficilmente ci possiamo improssivare investitori in poco tempo. Serve studio, razionalita’, controllo dell’emotivita’, e moltre altre caratteristiche non rapide da acquisire.

Per questo ci sono professionisti pronti ad aiutare. Contattami, e vediamo insieme se le tue valutazioni di investimento sono buone scelte e/o potrebbero essere migliorate.

5 errori da investimenti fai da te

Quanti di voi hanno fatto la pizza in casa durante la quarantena? Com’e’ venuta?

Ammettetelo, sicuramente non sara’ stata come la pizza di Gino Sorbillo.

Per fortuna che farina, pomodoro e mozzarella costano pochi euro e puoi permetterti di buttarla. Con i risparmi e’ un altro paio di maniche e cerchero’ di aiutarti a non fare danni con i tuoi soldi!

5 errori da investimenti fai da te

Diversificare…. MALE!

Diversificare non significa solo puntare su diverse aziende, ma anche non puntare solo su aziende dello stesso settore oppure della stessa zona, perche’ altrimenti non hai diversificato nulla.

“Il tuo portafoglio e’ come una saponetta, piu’ lo tocchi e piu’ diventa piccolo”

Escogitata una strategia meno la tocchi e meglio e’. I maggiori fattori di questo pericolo sono la NOIA la quale ti porta ad escogitare fantastiche idee che il piu’ delle volte possono essere deleterie, e la FOMO, ovvero la paura di perdere delle occasioni e fare scelte irrazionali

Ritenere che la soluzione meno cara sia la soluzione migliore

Quindi dovrei anche pagare una persona per investire? Scusami tu se hai un Mercedes impari a montarlo e a smontarlo pezzo per pezzo o lo porti da un meccanico? E da quale meccanico lo porti? Dal primo che passa o all’officina Mercedes?

Venire a conoscenza solo delle opportunita’ di acquisto (mai quelle di vendita)

“Un mio amico mi ha detto di comprare le azioni di X..” potrebbe anche trattarsi di un grande affare…. Ma ti hanno detto anche quando venderla? Si acquista sempre senza obiettivi, senza uno studio del mercato.

Troppo trading e pochi investimenti

Se ci si vuole divertire perche’ no, non va demonizzato. Ma sarebbe bene avere prima una base di investimenti in fondi o etf con una buona strategia di fondo, e poi usare il rimanente per i divertimenti.

Scrivimi per fissare il tuo appuntamente conoscitivo!

Indici & numeri – La settimana del 23 maggio 2020

L’influenza della duration sulle vostre obbligazioni

Se investite in obbligazioni o in fondi obbligazionari, c’è un indicatore che dovreste conoscere: la duration. Questo valore aiuta a stimare quanto sarà ampia la fluttuazione dei vostri investimenti obbligazionari rispetto al movimento dei tassi d’interesse. Maggiore è la duration, più sensibili risulteranno gli investimenti obbligazionari alle variazioni dei tassi.

I prezzi delle obbligazioni sono influenzati da svariati fattori, tra i quali il livello dei tassi d’interesse. Che siano dovuti agli interventi di una banca centrale, agli indicatori congiunturali o a timori inflazionistici, di solito i movimenti dei tassi hanno sempre gli stessi effetti sulle obbligazioni: se i tassi salgono, le quotazioni delle obbligazioni scendono; se i tassi calano, i prezzi delle obbligazioni aumentano. Ma perché questi due valori tendono in direzioni opposte?

Le obbligazioni sono titoli a reddito fisso destinati all’investimento di capitale; normalmente pagano un tasso d’interesse fisso per una durata fissa. La scadenza dell’obbligazione indica il momento in cui dovrà essere restituito il capitale. Ad esempio, in caso di durata decennale, l’investitore percepisce annualmente gli interessi per un periodo di dieci anni dalla data di emissione. Alla scadenza gli verrà rimborsato il capitale, ma non riceverà più gli interessi. Poniamo il caso che abbiate sottoscritto un’obbligazione per 10 000 franchi con una cedola fissa del 4% e scadenza a 10 anni: per tutta la durata riceverete 400 franchi di interessi l’anno e alla scadenza vi verrà rimborsato il valore nominale (10 000 franchi).

Se i tassi sul mercato aumentano improvvisamente, un’obbligazione appena emessa molto simile alla vostra potrebbe offrire una cedola del 5% e rendere dunque 500 franchi di interessi l’anno. Il titolo in vostro possesso sarà quindi meno interessante rispetto a quello appena emesso, poiché pagherà una cedola inferiore alla media del mercato. Il valore di mercato della vostra obbligazione finirà così per diminuire in modo da allinearsi al rendimento dei titoli con cedola del 5%.

Alcune obbligazioni sono più sensibili ai movimenti dei tassi rispetto ad altre.

Il rendimento delle obbligazioni corrisponde ai proventi totali ottenuti comprando il titolo oggi e mantenendolo fino alla scadenza. Non tiene conto solo delle cedole, ma anche degli utili e delle perdite di corso che si attendono fino ad allora. Abbiamo detto che al salire dei tassi d’interesse i prezzi delle obbligazioni scendono. Gli utili di corso che si avranno fino alla scadenza – in considerazione del basso prezzo di acquisto – compenseranno lo svantaggio di possedere un’obbligazione con una cedola inferiore alla media di mercato. Nel caso contrario si verificherà l’effetto inverso: se i tassi diminuiscono il vostro titolo diventa più interessante e il prezzo tende a salire.

Le obbligazioni con lo stesso rating di solvibilità non sono tuttavia identiche e alcune reagiscono maggiormente ai movimenti dei tassi rispetto ad altre. Un titolo a dieci anni, ad esempio, è più soggetto ai rischi di tasso d’interesse in confronto a un titolo a cinque anni, poiché il capitale è vincolato per un periodo più lungo. È per compensare questi rischi che le obbligazioni a lungo termine, a parità di solvibilità, offrono generalmente un rendimento superiore rispetto a quelle a scadenza breve.

Ma come si misura la sensibilità di un investimento obbligazionario alla variazione dei tassi d’interesse? Qui entra in gioco la duration (o durata finanziaria). Questo indicatore sintetizza diverse caratteristiche delle obbligazioni (data di scadenza, pagamento di cedole, ecc.) in un’unica cifra.

A differenza della durata di un’obbligazione, la duration è un concetto astratto. La duration semplice indica il tempo che un investitore (in media) deve attendere prima di ricevere i flussi di pagamento derivanti dall’investimento. Normalmente questo tempo è più breve rispetto alla durata residua dell’obbligazione, poiché il periodo di ammortamento si riduce a ogni pagamento degli interessi sul capitale investito. Nel caso delle obbligazioni zero-coupon la duration corrisponde invece alla durata, dato che gli interessi vengono pagati solo alla scadenza.

La duration è importante soprattutto per gli investitori che desiderano vendere le obbligazioni prima della scadenza. Se comprate un’obbligazione a dieci anni con una cedola fissa del 4% a un prezzo di 10 000 franchi, ricevete 400 franchi di interessi l’anno e dopo dieci anni riottenete anche i 10 000 franchi investiti, indipendentemente dal contesto dei tassi di mercato. Se però vendete questa obbligazione prima della scadenza, la sua quotazione sarà influenzata dalle variazioni dei tassi.

La cosiddetta duration di Macaulay rappresenta la durata residua media di tutti i flussi di pagamento relativi a un’obbligazione e mostra quanto a lungo è mediamente vincolato il capitale, utilizzando l’anno come unità di misura. La duration indica il periodo di tempo nel quale l’effetto prezzo e l’effetto cedola (reinvestimento dei guadagni distribuiti a tassi d’interesse differenti) restano in equilibrio in un contesto di tassi in movimento. Se la duration corrisponde all’orizzonte d’investimento, l’investitore può considerarsi assicurato contro le variazioni dei tassi d’interesse. Pertanto è importante armonizzare la duration con l’orizzonte d’investimento.

Maggiore è la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario, più se ne riduce il valore all’aumento dei tassi; e viceversa.

La duration modificata, che si può derivare dalla duration di Macaulay, misura invece l’elasticità delle quotazioni obbligazionarie rispetto al tasso di mercato. Si tratta di un concetto approssimativo basato su una rappresentazione semplificata della struttura (piatta) e della variazione (movimento parallelo) dei tassi. Da un punto di vista tecnico questo indicatore esprime il rischio di tasso d’interesse per un investimento in obbligazioni, ovvero indica quanto è sensibile la quotazione di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario a una variazione dei tassi pari a 1 punto percentuale.

Di norma, se si verifica un movimento dei tassi di 1 punto percentuale, il corso delle obbligazioni si muove nella direzione opposta variando di circa 1 punto percentuale per ogni anno di durata (cfr. riquadro sotto). Ad esempio, in caso di un aumento dei tassi di 1 punto percentuale, un’obbligazione o un fondo obbligazionario con una durata residua di 5 anni perderebbe probabilmente circa il 5% del suo valore. In linea di massima, maggiore è la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario, più se ne riduce il valore all’aumento dei tassi; e viceversa.

Proviamo a chiarire questo concetto con un esempio: poniamo caso che possediate un’obbligazione con una durata residua di cinque anni e una cedola del 4%. Attualmente i tassi di mercato sono pari al 5%. Di conseguenza vi manca ogni anno un punto percentuale rispetto al rendimento di mercato. Per poter compensare questa differenza dovreste ottenere un guadagno di corso di cinque punti percentuali. La quotazione dell’obbligazione dovrebbe dunque attestarsi al 95%.

Il solo fatto che la duration di un’obbligazione o di un fondo obbligazionario sia bassa non significa che l’investimento sia privo di rischi.

Le obbligazioni con scadenze lunghe e cedole basse presentano le duration maggiori. Questi titoli reagiscono maggiormente alle variazioni dei tassi di mercato e si rivelano dunque volatili in un contesto di tassi in movimento. Al contrario, le obbligazioni con scadenze più brevi o cedole più elevate hanno duration minori. I titoli di durata ridotta subiscono meno l’influenza delle variazioni dei tassi e mostrano quindi una minore volatilità in un contesto di tassi in evoluzione.

La duration è quindi uno strumento molto utile per la creazione di un portafoglio obbligazionario e la gestione del rischio. Quando il gestore di un portafoglio cambia le previsioni sui tassi, può ad esempio adattare la duration media del portafoglio modificandone la composizione. Queste modifiche possono riguardare l’intero portafoglio o solo un determinato segmento. Se si prevedono tassi in aumento, sarà sensato concentrarsi maggiormente sulle obbligazioni con scadenza più breve (cioè con minor rischio di tasso). Al contrario, quando si ritiene che i tassi diminuiranno nel corso della durata, diventano più interessanti le obbligazioni con scadenza più lunga, poiché il loro valore salirà maggiormente rispetto a quello di obbligazioni comparabili con scadenza a più breve termine.

Il solo fatto che la duration di un fondo obbligazionario sia bassa non significa che l’investimento sia privo di rischi. Oltre che al rischio di duration, gli investimenti obbligazionari sono soggetti al rischio d’inflazione e al rischio di perdita, così come ad altri fattori di rischio. La duration di un portafoglio o di un fondo obbligazionario cambia costantemente, in quanto la durata residua delle obbligazioni detenute si accorcia giorno per giorno, i titoli scadono e i tassi oscillano. La ripartizione del rischio e il rebalancing sono essenziali per il successo a lungo termine degli investimenti, ma questi concetti risultano difficili da applicare in solitario. Per questo esistono professionisti del settore che si occupano di queste operazioni. Contattami pure per qualsiasi dubbio, saro’ felice di essere di aiuto.

Come reagiscono le obbligazioni a una variazione dei tassi?

Esempio: quali perdite si devono prevedere per le obbligazioni USA di media durata se il livello dei tassi aumenta di 1 punto percentuale?

Possedete un titolo di Stato USA con una duration (D) di 4,5 anni e un rendimento (r) del 2,75%. A quanto ammonterebbe la perdita di corso per questa obbligazione se il livello dei tassi negli USA aumentasse di 1 punto percentuale (Δr)?

La formula da applicare è la seguente: ΔP = -D/(1+r) * Δr

Dunque: ΔP = -4,5 / (1 +0,0275) * 0,01 = -0,0437 oppure -4,37%.

La quotazione dell’obbligazione scenderebbe del 4,37%.

Articolo originale

FAM Global Defence – Il primo Fondo a Capitale Protetto e Rendimento certo lanciato da Fineco

Rendimenti sicuri e capitale sicuro di questi tempi non vanno a braccetto. Per avere un rendimento “decente”, bisogna aumentare la rischiosita’ dell’investimento, esponendoci alle normali fluttuazioni del mercato che comunque non vengono ben digerite da tutti.

Per queste persone, e’ sempre esistito il conto deposito. Un interesse seppur basso, ma certo. Da qualche tempo pero’ le banche stanno diminuendo il valore di questi conti deposito, dato i tassi di interesse negativi delle banche centrali. Senza poi pensare alla possibilita’ della tanto famigerata patrimoniale, che non vedrebbe risparmiati questi strumenti.

Per questi motivi, e’ stato creato “FAM Global Defence 2023” . Un fondo di investimento a capitale protetto e rendimento certo, che piacerà sicuramente a chi investe nei conti deposito.

FAM Global Defence 2023

Le caratteristiche:

  • Capitale Protetto al 100%
  • Rendimento annuo lordo 1%, distribuito annualmente.
  • Quotazione settimanale.
  • Nessuna commissione di ingresso (la esento, facendolo in autonomia le andreste a pagare), ne di uscita.
  • Scadenza Novembre 2023, protezione del capitale a scadenza.
  • Tassazione Capital Gain: 12,50% anziche’ 26%

Rischi:

  • Fallimento dello stato italiano

Liquidabile:

  • Possiblita’ di disinvestire in qualsiasi momento. In questo caso il capitale rimborsato potrebbe essere minore del capitale investito.
  • Gli interessi maturati sono riconosciuti nel Nav al momento della vendita, quindi non si perdono a differenza dei conti deposito.

Si tratta quindi di uno strumento perfetto per chi:

  • Non vuole rischi
  • Dispone di liquidità inutilizzata sul conto corrente
  • Vuole una cedola
  • Si accontenta di un giusto rendimento

Le sottoscrizioni sono limitate al 15 luglio 2020 ma c’è un plafond di importo limitato che, se raggiunto, lo farà chiudere prima.
Maggiori informazioni? Contattami, trovi i miei riferimenti in alto sul sito o nella pagina contatti.

Che cosa sono le obbligazioni?

La definizione di obbligazione

Le obbligazioni (o, per dirla all’anglosassone, i bonds) sono titoli di debito emessi da società o enti pubblici allo scopo di raccogliere direttamente tra i risparmiatori, quindi a condizioni più vantaggiose rispetto a dei prestiti bancari, capitali da investire. In parole semplici, rappresentano sostanzialmente un “prestito” concesso da un risparmiatore a favore di un emittente per un determinato periodo. L’emittente è tenuto a rimborsare il capitale alla scadenza dell’obbligazione, oltre al pagamento di un tasso d’interesse fisso e/o variabile.

Chi emette obbligazioni?

L’emittente può essere uno Stato, una banca, un’organizzazione internazionale o una società privata. Se vengono emessi da banche o imprese prendono il nome di corporate bond, se vengono emessi da Stati (anche in valuta estera quindi) vengono definiti titoli governativi o sovereign bond (come i nostri BTp, CcT, BoT, ecc…).

L’emittente è tenuto a:

– restituire il capitale (valore nominale) alla scadenza del prestito;

– elargire al creditore una serie di pagamenti periodici (cedole) calcolati in base a un tasso d’interesse prestabilito che può essere fisso o variabile.

Che differenza c’è tra azioni e obbligazioni?

A differenza delle azioni, con cui i proprietari diventano praticamente soci della società emittente, le obbligazioni non attribuiscono poteri decisionali e amministrativi agli acquirenti, ma rappresentano solamente una quota del capitale prestato ad una data società. Per questo motivo, sottoscrivendo obbligazioni non si acquista lo status di socio ma quello di creditore verso la società emittente.

Dal punto di vista dei guadagni, per i titoli azionari la remunerazione è rappresentata dai dividendi distribuiti dalla società emittente, che però sono subordinati alla realizzazione di utili. Nel caso delle obbligazioni, invece, gli investitori hanno diritto a percepire degli interessi definiti sulla somma prestata (cedole periodiche). Nel caso delle obbligazioni zero coupon, gli interessi vengono percepiti contestualmente alla restituzione del capitale investito.

Anche sul fronte dei rischi esistono importanti differenze: le azioni infatti sono più rischiose in quanto il loro andamento risulta strettamente connesso all’andamento del business della società emittente e in caso di fallimento gli azionisti vengono rimborsati solo dopo che tutti i creditori esistenti (tra cui anche gli obbligazionisti) sono stati soddisfatti.

Le diverse tipologie

Esistono moltissime categorie obbligazionarie. Possiamo però iniziare distinguendole in:

  • obbligazioni ordinarie, dette anche “plain vanilla”;
  • obbligazioni strutturate;
  • obbligazioni subordinate.

Le obbligazioni ordinarie a tasso fisso prevedono interessi stabiliti al momento del contratto. Quelle a tasso variabile offrono rendimenti che variano in base ai tassi di mercato (es. il tasso Euribor).

Le obbligazioni strutturate sono più complesse poiché sono costituite da una componente obbligazionaria ordinaria, che può prevedere o meno il pagamento di cedole periodiche, e un contratto derivato, dove la remunerazione dell’investitore dipende dall’andamento di uno o più parametri finanziari o reali, come ad esempio indici, tassi di cambio o materie prime.

Le obbligazioni subordinate (dette junior bonds) prevedono generalmente rendimenti maggiori dei bond ordinari, ma anche un livello di rischio più elevato, poiché ad esempio il pagamento delle cedole e il rimborso del capitale, nel caso di problemi finanziari per l’emittente, avviene successivamente a quello dei creditori ordinari. Come riconoscere le obbligazioni subordinate? Basta leggere il prospetto informativo fornito dall’emittente dove vengono spiegate le caratteristiche del prodotto finanziario che si è acquistato.

Quanto rendono le obbligazioni?

Di solito l’interesse sul prestito viene pagato:

  • sotto forma di cedola periodica (il caso più comune);
  • oppure facendo pagare l’obbligazione ad un prezzo inferiore rispetto al valore di rimborso come accade per gli zero coupon bond (senza cedola) in questo caso il rendimento deriva dal maggior valore di rimborso del titolo.

Le tipologie di cedole più comuni sono:

  • Obbligazioni a cedola fissa: l’importo è predeterminato e costante nella vita dell’obbligazione (es. il 4% all’anno), questo è il caso dei BTP.
  • Obbligazioni indicizzate (o “floater”): le cedole sono variabili, legate ai tassi d’interesse che cambiano ogni giorno (ad esempio i tassi di riferimento sui mercati monetari come Euribor, o anche lo stesso rendimento del BOT, come nel caso dei CCT), o all’inflazione (come nel caso del BTP Italia). Molto spesso a questo tasso viene aggiunto un importo fisso “spread” o margine;
  • Obbligazioni “step-up” o “step-down”: l’importo è predeterminato, ma sale o scende durante la vita dell’obbligazione (es. il 4% il primo anno, il 4,20% il secondo, ecc.). Il nome dipende dal fatto che abbiano una dinamica a salire o una a scendere.

Tali cedole possono essere pagate con diverse periodicità: annuali, semestrali, trimestrali. Quasi sempre quando si parla della cedola di un’obbligazione si fa riferimento all’ammontare annuale. Il che significa che l’importo che verrà incassato con una cedola semestrale sarà la metà, quello con una cedola trimestrale sarà un quarto.

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Federal Reserve: La struttura, le funzioni e gli strumenti operativi

La banca centrale degli Stati Uniti, il Federal Reserve System, è stato creato nel 1913 con l’entrata in vigore del Federal Reserve Act ed è composto da un’agenzia centrale indipendente, il Board of Governors, basato a Washington D.C., e da dodici Federal Reserve Banks regionali, basate nelle principali città. I membri del Board of Governors sono nominati dal presidente degli Stati Uniti, e confermati dal Senato, con mandati di quattordici anni. Sempre il presidente degli Stati Uniti, con conferma del Senato, nomina tra i membri del Board il presidente e il vicepresidente, con mandati di quattro anni.

Le funzioni/obiettivi della banca centrale USA sono essenzialmente quattro: 1) condurre la politica monetaria al fine di favorire la piena occupazione, la stabilità dei prezzi e la moderazione dei tassi di interesse a lungo termine; 2) supervisionare e regolamentare le istituzioni bancarie al fine di assicurare la sicurezza e la solidità del sistema bancario e finanziario e di proteggere i diritti dei consumatori in materia di credito; 3) mantenere la stabilità del sistema finanziario e contenere il rischio sistemico che potrebbe sorgere dai mercati finanziari; 4) fornire servizi finanziari a banche, governo degli Stati Uniti e istituzioni ufficiali estere, incluso l’esercitare un ruolo primario nella gestione del sistema dei pagamenti.

Gli strumenti di cui la banca centrale americana dispone per condurre al politica monetaria sono essenzialmente tre: le operazioni di mercato aperto, il tasso di sconto, gli obblighi di riserva. Il Board of Governors è responsabile per i secondi due strumenti, mentre la responsabilità per le operazioni di mercato aperto ricade sul Federal Open Market Committee (FOMC). Quest’ultimo è composto dai membri del Board of Governors, dal presidente della Federal Reserve di New York, e da altri presidenti scelti a rotazione tra quelli delle rimanenti undici Federal Reserve Bank regionali. I membri del FOMC sono in totale dodici: il presidente del Board of Governors è anche presidente del FOMC, mentre il presidente della Fed di New York ricopre la carica di vicepresidente.

Il FOMC si riunisce regolarmente otto volte l’anno per analizzare le condizioni dell’economia USA e determinare l’impostazione di politica monetaria adeguata a perseguire gli obiettivi del Federal Reserve System. Questo compito viene assolto mediante la fissazione dell’obiettivo del tasso di interesse sui Fed Funds, ovvero il tasso di interesse cui le istituzioni finanziarie intendono prestare (o richiedere) fondi sui conti detenuti presso la Fed. Le operazioni di mercato aperto (principalmente acquisti e vendite di titoli emessi dal Tesoro degli Stati Uniti) vengono quindi condotte su base pressochè giornaliera per bilanciare domanda e offerta dei fondi affinchè l’equilibrio venga raggiunto in corrispondenza del tasso obiettivo sui Fed Funds fissato dal FOMC.

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Indici & numeri – La settimana del 16 maggio 2020

Indici & numeri – La settimana del 9 maggio 2020