Aprile 6, 2020

I fondi comuni sono strumenti finanziari che permettono un investimento collettivo.
Praticamente l’investitore acquista le quote del fondo comune. Il denaro raccolto in questo modo da più risparmiatori viene poi investito dalla “Società di Gestione del Risparmio” (SGR) in obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari.
Ci sono delle commissioni da pagare: la commissione di ingresso, in percentuale alla somma investita nel fondo comune ed una commissione annua.
L’investitore parteciperà ai proventi in proporzione alle quote acquistate dallo stesso.

Fondi comuni monetari:
I fondi comuni monetari sono piccoli ma “sicuri” investimenti.
Questo perchè, secondo il funzionamento dei fondi comuni, la SGR investe i soldi raccolti in titoli di Stato italiani e esteri (comunque titoli in euro e non in valuta estera) e in obbligazioni con scadenze “prossime”.
Per cui, permettono di percepire piccoli interessi: non sono strumenti finanziari a lungo-medio termine, semmai depositi momentanei di liquidità, in attesa di acquisti importanti (ad esempio un immobile).

Fondi comuni obbligazionari:
Il fondo obbligazionario è un fondo comune di investimento che investe soprattutto in titoli obbligazionari.
Esistono molte categorie di fondi obbligazionari sul mercato.

Fondi comuni azionari:
I fondi comuni azionari sono fondi che investono esclusivamente in azioni.
A questo punto diventa lecito domandarsi: ma allora perchè non investire direttamente in titoli azionari?
Perchè tramite i fondi comuni azionari si possono acquistare decine di azioni, anzichè due, tre titoli azionari.
Inoltre bisogna tener conto della gestione del fondo che permette di investire anche in titoli esteri difficili altrimenti da raggiungere e difficili da acquistare se non si conoscono i vari mercati internazionali.

Fondi comuni bilanciati:
Il fondo comune bilanciato investe in un mix di obbligazioni, azioni e titoli di Stato, con una regola:
la quota investita in azioni (italiane e estere) è compresa tra il 20 e il 70%.
Le percentuali che saranno investite in azioni ed obbligazioni sono stabilite nel regolamento del fondo.
Normalmente la stessa SGR possiede più fondi comuni bilanciati con una percentuale differente dedicata all’investimento azionario.
Solitamente lo svantaggio di questi fondi sta nella difficoltà poi di valutare le differenze di performance offerte dalla parte azionaria e obbligazionaria.

Fondi di fondi:
Si tratta di fondi comuni di investimento di tipo aperto.
Il capitale è impiegato in parti di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR), come fondi comuni e Sicav.
Si possono distinguere tra:
– monobrand, se i fondi che costituiscono il portafoglio sono della stessa società di gestione;
– multibrand, se il gestore utilizza Sicav e fondi di società terze.
I vantaggi di questo tipo d’investimento sono nell’ampia diversificazione che offrono: valute, prodotti, aree e persino gestori.
Gli svantaggi sono nei costi di sottoscrizione.

Fondi comuni etici:
I fondi comuni etici sono particolari investimenti in cui il gestore per le proprie scelte non tiene conto soltanto del fattore economico, ma anche appunto di quello etico.
Per questo motivo la Sgr (Società di Gestione del Risparmio) investirà in imprese e Stati più attenti alle conseguenze ambientali e sociali delle loro azioni.
Inoltre verranno escluse dall’obbiettivo di investimento società che operano, ad esempio, nel settore pornografico, di produzione di armi e sigarette.

Benchmark

I fondi comuni di diritto italiano hanno l’obbligo di indicare il benchmark, ovvero un parametro di riferimento, nel prospetto, una informazione che accresce il grado di trasparenza dell’investimento per il risparmiatore.
Inoltre devono confrontare sempre il rendimento del fondo con quello del benchmark nel prospetto, nella rendicontazione periodica e nella pubblicità.
Il benchmark è ovviamente rappresentativo del profilo rischio/rendimento atteso per il fondo e, in ultima analisi,dei mercati in cui è investito il patrimonio.
Il confronto fra il rendimento di un fondo comune e quello del benchmark, pur con tutti i limiti del caso, è un modo per valutare la gestione.
Quando il gestore cerca di battere il benchmark modificando i pesi del portafoglio a seconda delle aspettative, privilegiando alcuni titoli rispetto ad altri, si parla di gestione attiva.
Si parla invece di gestione passiva quando il fondo comune ha il suo rendimento indicizzato a quello del relativo benchmark. Viene pertanto definito index fund (fondo replica),visto che il suo portafoglio replica il paniere di titoli che è alla base del benchmark.
Esistono poi fondi a gestione quantitativa per i quali l’obiettivoè sì di battere il benchmark, ma il processo di selezione titoli (asset location) è totalmente affidato a elaborazioni matematiche, senza un’analisi degli emittenti. Il vantaggio dei fondi a gestione quantitativa sta nella ferrea disciplina dettata dalle elaborazioni matematiche e, quindi, nella mancanza totale di influenze psicologiche o emotive da parte del gestore del fondo.

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Poggi Leonardo

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