
Aggiornamento Mercati: Novembre 2025
(Cliccando sulle immagini potete zoomarle)


Annunciati ad Ottobre il più alto numero di licenziamenti dagli anni 2000. Siamo di fronte a una nuova crisi come 25 anni fa?
No, assolutamente. I dati raccontano tutt'altra storia, e i licenziamenti non significano praticamente niente. Il dato nudo e crudo non vede le motivazioni, eventuali efficientamenti - come stanno accadendo oggi - e le reazioni agli utili di tali tagli. In questi giorni si legge - poi passeremo al classico aggiornamento di mercato in ordine cronologico, per facilitarne la lettura - che i ribassi dei giorni scorsi siano dovuti al fatto che le società americane siano in bolla, e che l'AI ha perso la sua forza a trainare i mercati, e che diversi investitori famosi hanno investito scommettendo contro il mercato.

Il punto è, che la situazione è molto diversa rispetto al 2000. Le performance dei mercati oggi, molto spinte, si basano su una solida crescita degli utili societari - a differenza di quanto è successo nel 2000. Quest'anno, nel 2025, gli utili aumenteranno del 10% e il prossimo anno del 14%, livelli superiori alla media degli ultimi 10 anni che si era "fermata" all'8%, e alla media storica degli ultimi 40 anni, con un livello del 7%.
Insomma, le società oggi stanno veramente crescendo, e lo stanno facendo alla velocità doppia rispetto allo storico. E una crescita maggiore indica ovviamente multipli - da qui nasce l'idea della somiglianza agli anni 2000 - superiori allo storico.
Ma non solo. Rispetto alla media le attese sui risultati aziendali sono andate molto meglio. L'83% delle società ha battuto quanto previsto, rispetto a un 75% storico. Altro motivo per il quale diversi indicatori storicamente utilizzati non sono in grado di aiutarci a comprendere bene la svolta storica che stiamo vivendo proprio grazie all'AI.
Ad oggi i "pericoli" sembrano più momentanei che strutturali a differenza di altre fasi storiche. In un futuro arriveremo sicuramente ad un rallentamento della crescita, ma ad oggi non siamo vicini a questo momento. Bisognerà stare attenti più che altro alla crescita dei costi per il nuovo sviluppo.

L'Italia e in generale tutta l'Europa spiccano, con un rendimento decisamente fuori dal comune, zavorrati solamente dalla Francia (che ha comunque recuperato benissimo negli scorsi mesi), gravati dal problema governativo che sta vivendo in questi mesi. Bene anche gli USA, nonostante il problema della svalutazione del dollaro, che segna a noi investitori europei performance decisamente inferiori.



Quasi tutti i mercati azionari del mondo sono ai massimi storici. Siamo intorno al 60% degli indici globali per l'esattezza, una proporzione che non si vedeva da Dicembre 1999.
Ma per quanto si è detto sopra, non significa che TUTTE le società siano correttamente prezzate. Alcune sono in fase decisamente anomala, anche considerando i valori per il tipo di società che sono.
Palantir ad esempio, scambia a 240x gli utili. Ciò significa che gli investitori che la comprano oggi sono disposti - sempre se lo fanno con razionalità - a pagare 240 dollari ogni 1 dollaro che la società genera.
Per una società da 419 miliardi di dollari, questo è un valore veramente anomalo. Potrebbe invece "tranquillamente" esistere su piccole startup, dove la crescita è veramente esponenziale.
L'S&P500 scambia a circa 3x Forward Sales. Palantir a 87x.


La cosa incredibile di questa società è che è letteralmente esplosa assieme all'AI.
10 anni fa la società era conosciuta praticamente "solo" dai gamer per le sue schede video, ed aveva una capitalizzazione di 15 miliardi di dollari.
Oggi, dopo tutto questo tempo, è la prima e unica società del mondo a valore più di 5.000 miliardi di dollari, e a valere più di quasi tutti i paesi del mondo, anche di più rispetto a Giappione e Cina.
Una situazione che ha fatto aumentare sempre più la concentrazione del principale indice statunitense. Basti pensare a come le prime 10 società pesino per il 40.5% del totale. Praticamente le prime 10 valgono per il 40%, le rimanenti 490 per il 60%.

Ma non solo. Le 5 società più capitalizzate valgono il 29% dell'indice, che è la concentrazione più alta mai vista nella storia. Ma non finisce nuovamente qui. Le prime 3, ovvero Nvidia, Microsoft e Apple, pesano il 22.2% dell'intero listino. Nuovamente, un record mai visto nella storia. 3 società che coprono il valore del 22%, 497 società che coprono il rimanente 78%. La sola Nvidia vale l'8.6% del listino e, ovviamente, è un altro nuovo record storico, mai visto da quando vengono registrati i dati.
Un altro dato interessante da vedere è quello sul rapporto tra la media dell'indice, tra la media dell'indice equal weight, e tra le singole società. Mentre infatti gli indici hanno raggiunto nuovi massimi ad Ottobre, tantissime società singole non l'hanno fatto. Il 40% del Nasdaq 100, il 42% dell'S&P500 e il 52% del Russel 2000 non erano ai massimi storici ad Ottobre. E tutto ciò ha ovviamente "causato" una sottoperformance molto importante dell'indice Equal Weight, che si trova ad oggi alla peggior performance dal 2003.
E questa è una narrativa molto importante, che troppe volte si tende a sottostimare con la "speranza" di trovare appunto la nuova Nvidia. Dal 1926 ad oggi, solamente il 3% delle società hanno generato tutta la ricchezza del mercato azionario USA. L'80% del totale della ricchezza generata in 100 anni nel mercato USA è dovuta al solo poco più dell'1% delle società.
Le Big Tech invece continuano a macinare numeri su numeri, e record su record. Record di ricavi e utili per Apple (+8% anno su anno, 102 milardi di dollari, e +92% anno su anno, 27 miliardi di dollari), per Google (+16% anno su anno, 102 milardi di dollari, e +33% anno su anno, 35miliardi di dollari), Microsoft (+18% anno su anno, 78 milardi di dollari, e +12% anno su anno, 28 miliardi di dollari), Amazon (+13% anno su anno, 180 milardi di dollari, e +38% anno su anno, 33 miliardi di dollari).
Messe insieme, queste quattro società hanno visto un record di 1.800 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, piazzandosi al 16 posto dei Paesi del mondo (se fossero uno Stato).


Chi è rimasto fuori dalle Magnifiche 7 in questi anni perchè le valutazioni erano troppo alte, ha praticamente perso tantissimo.
Il rendimento degli indici è infatti praticamente stato trainato solamente da queste poche società. E l'enorme differenza che hanno fatto la possiamo vedere anche nei due grafici qui sotto, che evidenziano come si siano mossi i mercati anche rispetto a quelli europei e asiatici. Togliendo questa manciata di società, le performance sarebbero probabilmente simili in tutto il globo.



Ma se i mercati sono saliti cosi tanto, non c'è il rischio che possano scendere anche di tanto?
Il rischio nei mercati azionari c'è e ci sarà sempre, anche perchè una qualsiasi notizia oggi potrebbe non essere prezzata, domani si (vedasi l'inizio di una guerra da un giorno all'altro o una lotta commerciale inaspettata).
Non ci converebbe allora intanto disinvestire oggi, prendere profitto, e semmai rientrare più avanti sul mercato dopo un calo?
Questo sarebbe statisticamente, uno degli errori più grandi da fare sui mercati. I mercati, per caratteristica, tendono a salire se gli utili salgono. E come abbiamo visto, nel mondo questa cosa continua a succedere.
Statisticamente, ci sono stati tantissimi periodi negativi nel tempo. Ma, come si può vedere nel primo grafico qui sotto, i periodi negativi sono stati molto meno marcati di quelli positivi, e più che altro, sono stati anche molto meno duraturi rispetto ai mercati in salita.
Se un Bull market di media dura 5.3 anni, con una crescita del +254% a volta, un Bear market storicamente dura un anno, con una flessione del -31%,
Saltare da una parte all'altra rischia di farci perdere i migliori giorni di borsa - che normalmente si trovano proprio durante i cali, basti vedere quest'anno ad Aprile cosa è successo - rovinandoci clamorosamente il rendimento nel lungo periodo. In più, vendendo, andremo a "distruggere" l'effetto dell'interesse composto, che possiamo vedere nella terza immagine.
Quindi no, la risposta è no. Non ci conviene disinvestire e aspettare un calo, anche perchè non è detto che tale calo sia imminente e cosi forte da permetterci di guadagnare nell'operazione di compravendita. Una volta venduto infatti dovremo pagare le imposte sulla plusvalenza, e ci troveremo più indietro rispetto alla situazione attuale per riniziare. Si può avere una idea di come funzioni il calcolo da questo articolo: https://poggileonardo.com/2025/10/azionari-ai-massimi-dovrei-vendere/



Sulla striscia di questi dati, i mercati hanno vissuto un primo semestre comunque nettamente positivo. Ma allora perchè sui nostri portafogli non abbiamo visto un risultato cosi forte?


Ad oggi, a differenza della "normalità", dove nelle situazioni di crisi il dollaro diventa un bene rifugio per la sua posizione dominante nel mondo, il dollaro si è fortemente svalutato da inizio anno. Vuoi per reale strategia economica - un dollaro più debole infatti è una minaccia molto più forte dei dazi per tutti i Paesi del mondo - o per altro, i nostri investimenti solo calati di valore anche per questo.
Difatti, quando noi investiamo negli USA, i nostri investimenti vengono convertiti in Dollari, essendo la valuta di riferimento - a differenza di investimenti ad esempio in Europa, dove rimane il tutto in Euro. Una volta che poi andremo a vendere eventualmente l'investimento, quell'investimento in dollari verrà riconvertito in Euro, dandoci l'accredito sul conto in Euro, esattamente come eravamo partiti.
Ad oggi quindi, avendo noi investitori europei un Euro più forte rispetto ad inizio anno, abbiamo più "forza" per comprare, ma meno valore su cosa abbiamo investito - essendo appunto in valuta Dollaro.
Ciò significa che eventuali acquisti oggi sul mercato azionario USA sono ancora più convenienti rispetto ad inizio anno, e che una eventuale rivalutazione del dollaro, anche solo per tornare a livello di inizio anno, si trasformeranno in una extra performance, esattamente come oggi sono stati una extra riduzione.
Attenzione poi al rendimento storico dei mercati quando il dollaro ribassa dell'oltre 10%!

No, nel lungo periodo no. Il costo della copertura valutaria è molto alto, anche se non ci si rende conto instantaneamente. Solamente negli ultimi 5 anni, aver investito negli USA con il cambio coperto avrebbe significato una sottoperformance dell'oltre 20%, nonostante il calo del dollaro di questo inizio anno.
Un eventuale apprezzamento della valuta ci aiuterebbe ad avere performance sul portafoglio.
Vediamo dunque qui sotto altri dati di interesse del momento:
ORO

Dai massimi storici raggiunti a metà Ottobre di quasi 4.400 punti (4.398), il valore del metallo giallo si trova oggi a un circa -10% dai massimi.
Un valore a cui non siamo pronti per una asset class del genere, ma un calo più che sostenibile data l'enorme crescita che l'oro ha avuto in questi ultimi 2 anni, che l'anno portata ad essere la miglior asset class dagli anni 2000 (prendendo esattamente a riferimento il 2000, anno in cui è crollato l'indice azionario. Se si prendesse a riferimento un altro anno, ovviamente i dati sarebbero molto differenti, con il mercato USA a dominare come sempre).
Non starò nuovamente a parlare dei motivi per il quale questa asset è salita cosi tanto in questo periodo di tempo, spiegazione che potete ritrovare qui: https://poggileonardo.com/aggiornamento-mercati-settembre-2025/

Attenzione però come sempre a considerare quali sono i valori nel tempo, e non solamente quelli del breve periodo.
Il valore dell'oro è tornato in positivo - aggiustando il prezzo all'inflazione - dopo ben 45 anni, mentre i mercati azionari sono riusciti ad avere un andamento molto più stabile nel tempo.
Da notare anche come il non investimento porti solamente alla perdita di valore: un calcolo che potete fare anche dal simulatore qui presente:
https://poggileonardo.com/calcolatore-inflazione/

No, esattamente come vi scrivevo nelle altre analisi. Prima di tutto, bisogna guardare i fondamentali. Il breve termine non deve influenzare la nostra visione di lungo periodo. Infatti, una sovraperformance in pochi mesi, non dovrebbe farci cambiare idea su un'investimento di anni. Così facendo, si rischia solo di movimentare continuamente il portafoglio alla ricerca del "meglio" del momento, rischiando di arrivare sempre tardi e di prendersi solo parte del rialzo, ma buona parte delle perdite (come chi, ad oggi, ha investito ai massimi presi dall'euforia data anche dalle news del TG, e si trova adesso a -10% su una asset classe che ha guadagnato l'oltre 30% da inizio anno).
In più, bisognerebbe ricordarsi che se alcuni mercati vanno meglio di altri, c'è sempre un motivo. Come si può vedere dall'immagine qui sotto a destra, il dominio dei mercati USA degli ultimi anni ha un motivo: profitti superiori, che si rispecchiano in maggiori valutazioni.




Anche il dollaro, per quanto abbia perso valore in questi mesi, è tutt'altro che una valuta dimenticata, anzi.
La forza del dollaro è ad oggi incomparabile con qualsiasi altra alternativa. Nelle banche centrali è la maggior valuta di riserva, con un grosso scarto sulla seconda, ovvero l'Euro. Negli scambi SWIFT, il dollaro copre il 50% circa degli scambi, e negli scambi FX rappresenta il quasi 90% di tutti gli scambi, con un aumento rispetto al 2014, ovvero 10 anni fa.
Quindi, anche qui, non lasciamoci influenzare dal breve periodo. Solamente 5 anni fa, il dollaro era a quota 1.20, ovvero a un livello addirittura superiore ad oggi.

Gli Statunitensi sono i cittadini che più investono sull'azionario di tutto il mondo, con una media del quasi 50% rispetto ad una media del 10% europei, il che li rende molti esposti su questo fronte - e i vari Presidenti lo sanno molto bene, dato che la ricchezza dei cittadini è fortemente esposta ai mercati azionari USA. Anche i non statunitensi sono sempre più esposti all'azionario USA, arrivando a una media del 60% oggi, percentuale molto diversa rispetto a anni e anni fa.
Un'attenzione particolare al primo grafico qui sotto, che ci fa vedere come la maggior parte degli italiani ha una percentuale di investimenti sull'azionario molto bassa, intorno al 7%. Una quota veramente molto residua, che riflette infatti l'andamento dell'economia rispetto ad altre, che sono cresciute molto di più in termini di ricchezza personale. Nonostante, ovviamente, la statistica ci dica ben altro - vedasi il grafico qui a lato.





BITCOIN E CRYPTO

Dai massimi visti qualche settimana fa, quando Bitcoin era arrivato a oltre 126.000 dollari, la criptovaluta più famosa era tornato sotto quota 100, perdendo il circa 20% del suo valore.
Un calo preoccupante per chi investe sui mercati finanziari, ma che non dovrebbe in realtà preoccupare, almeno storicamente, i possessori di criptovalute, un mercato molto più volatile rispetto a quello "tradizionale".
Molto peggiore invece la situazione per altre principali criptovalute come Cardano (-56%), Solana (-41%) e Ethereum (-33%).

DEBITO NAZIONALE
Il Debito è oggi uno dei grandi problemi del mondo. Quasi tutti gli stati sviluppati stanno "affogando" nel debito, e nemmeno i più forti si salvano. Tra tutti, gli USA.
In pochissimo tempo il debito degli USA è aumentato drasticamente. Solamente da Luglio di quest'anno, quando il limite del debito USA è stato aumentato di 5.000 miliardi (negli USA ci sono procedure speciali per decidere la spesa nazionale), il debito pubblico è già aumentato di 1.800 miliardi. E questo sarà il primo anno nella storia USA che il costo degli interessi sul debito sarà maggiore rispetto alla spesa militare nazionale.
Un grande problema, aggravato dall'innalzamento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali negli anni passati per cercare di fermare l'inflazione (che ricordiamoci è arrivata a valori non visti da decenni).
Stessa cosa la vediamo però anche in casa Europa. E, nonostante quanto si dica dell'Italia, la sua gestione non è stata tra le peggiori, ma anzi. Mentre Francia e Spagna hanno letteralmente visto esplodere il problema del debito, l'Italia è riuscita a tenere i conti in ordine al livello della Germania. Se quindi non "avessimo avuto" il fardello dei decenni passati, l'Italia dal 2000 ad oggi sarebbe considerata eccellente nella gestione al pari dei tedeschi. Incredibile da leggere no?



2.00% per la BCE, 4.00% per la FED. FED che, contro le aspettative, potrebbe anche non tagliare in automatico i tassi anche nelle prossime sessioni, dato che al momento non ha a disposizione i dati sull'inflazione a causa dello Shutdown ancora in corso - anche se, nel momento in cui sto scrivendo, sembra che i partiti abbiano trovato un accordo. Le prospettive rimangono comunque positive, con la FED che ha annunciato anche la fine del QT nel breve termine.


Cosa possiamo fare allora?
Innanzitutto, ricordarsi quello che possiamo fare e controllare.
Il mercato potrebbe nuovamente stornare (vediamo oggi come basti una parola fuori posto dai capi dei vari paesi, non essendoci più un canale diplomatico, ma essendo tutto live direttamente sui social), e non è assolutamente detto che se gli utili ci sono, il mercato dovrà per forza salire in linea retta. O meglio. Potrebbe tranquillamente tornare giù come successo in passato.
Bisogna però fare attezione a leggere i dati, e capire l'importanza della costanza e del tempo. Qui sotto, a sinistra, troviamo la performance dell'S&P500 a distanza di un anno da dopo la chiusura dei minimi di mercato dovuti a un crollo. La risalita è sempre importante, ed è fondamentale riuscire a sfruttarla. A destra invece vediamo che, nonostante la performance annua sia del circa 12%, l'andamento è tutto tranne che lineare. Ogni anno un investitore deve sopportare un calo medio del 14% sui propri investimenti per avere tale rendimento. Senza rischi, non si possono avere certi risultati.


Noi non possiamo controllare le scelte del Presidente degli Stati Uniti. Ma possiamo controllare come gestire il rischio, il costo e il tempo nel nostro investimento. E cosa più importante, possiamo controllare le nostre emozioni e il nostro comportamento. Troppe volte ci focalizziamo sul breve periodo quando in realtà abbiamo deciso di investire per il lungo periodo. Cosa accade nel breve può essere sfruttato a nostro favore, ma non è necessariamente obbligatorio. Possiamo, se un portafoglio è correttamente impostato, anche non considerarlo - un ribilanciamento ecc è fonte di maggior rendimento e efficienza, ma si può continuare tranquillamente anche in modo passivo se non se ne ha la possibilità. Infatti, se si guarda la prospettiva di lungo periodo per un investimento azionario, ci troviamo ancora, nonostante il forte calo di questo periodo e la risalita, nonostante la volatilità e il calo del dollaro, a livello molto alti negli ultimi 5 anni. Chi ha iniziato da poco non potrà avere tale rendimento in quanto serve tempo. Chi investe a breve periodo invece non può guardare questi grafici in quanto si parla di mercati azionari, e usare solo l'azionario a breve periodo significa scommettere. Cosa che non vogliamo fare con i nostri soldi.



L'importante è la gestione e la pianificazione della liquidità e degli strumenti. Entrare a capofitto o muoversi troppo velocemente cercando di anticipare il mercato è potenzialmente molto dannoso, non potendo appunto fisicamente sapere cosa deciderà di fare Trump domani o mercoledi prossimo o venerdi prossimo. Gestiamo dunque quello che possiamo, nel miglior modo possibile, così da avere risultati migliori nel futuro.
Come avete potuto vedere, se abbiamo valutato che c'era da fare delle modifiche, abbiamo avvisato direttamente noi tramite messaggio / email direttamente. Se abbiamo valutato che non erano necessarie modifiche, vuoi perchè appena iniziato o perchè il portafoglio non ne necessitava, non abbiamo inviato ulteriori aggiornamenti rispetto a quello generale. Per quanto riguarda gli aggiuntivi sui PAC invece, potete scrivermi direttamente voi non avendo visione sulla liquidità che potreste avere al di fuori della banca, così da poter valutare al meglio la quantità da inserire.
Unica cosa che vorrei precisare prima di andare avanti, visto che mi è stata chiesta più volte, riferita alla performance (rimane sempre valido):
Tutti i dati che vediamo a giro, qui, ma anche su investing.com o dove sia, si intendono riservati agli indici, che prendono la performance anno su anno, come se avessero fatto un investimento una tantum il 1 gennaio, e da li non si fossero più mossi. Se si investe tramite PAC, se si fanno aggiuntivi, se si ribilancia il portafoglio, le performance saranno di conseguenza differenti rispetto a quelle degli indici, in positivo o in negativo.
Basti pensare al 2022, come durante il calo di mercato un Piano di Accumulo o aggiuntivi abbiamo fatto beneficiare il portafoglio avendo potuto mediare il prezzo di carico (ovvero il prezzo medio di acquisto), portando il portafoglio nel complessivo ad avere una performance migliore rispetto all'indice di riferimento, nonostante gli strumenti investissero proprio su quell'indice. E stessa cosa accade - in negativo sulla % - quando si accumula su un mercato rialzista, dato che gli acquisti seguenti saranno a un prezzo maggiore, portando il prezzo medio di carico a salire, risultando in una performance diversa rispetto a quello dell'indice (che è rimasta invariata).
Ma, ricordo, che la mediazione è solo una caratteristica del piano di accumulo o degli aggiuntivi. L'obiettivo principale è quello di accumulare capitale, e di ottenere performance su un capitale sempre maggiore.
D'altro canto, meglio avere il +10% su 100.000 euro costruito nel tempo che il +30% su 10.000 euro (non più accumulato per non rovinare la performance positiva), non trovate?
Se si volesse l'esatta performance degli indici bisognerebbe investire tutto una tantum e non toccare più il portafoglio nel tempo. Non la scelta migliore, e nemmeno la più plausibile.



Il tempo è nostro amico.
Più si allunga l'orizzonte temporale, più statisticamente è probabile di ricevere rendimenti positivi nel tempo.
Dal 1950 ad oggi, un portafoglio a 20 anni non ha mai avuto rendimenti negativi, nonostante la volatilità che abbiamo visto nei grafici sopra (quindi anche periodi negativi nel breve termine). Dal 1950 ad oggi significa anche durante la crisi del 1987, la bolla tecnologica del 2000, la bolla immobiliare del 2008, la crisi del Covid del 2020, e l'inflazione del 2022.
Un portafoglio non 100% azionario invece, statisticamente ha bisogno di meno tempo per avere rendimenti positivi, grazie alla componente obbligazionaria.
Siamo ai massimi, conviene però investire adesso?
Statisticamente si. Investire ai massimi è statisticamente più conveniente di aspettare un qualsiasi altro giorno. Anche se può sembrare contro intuitivo. Solamente nel breve periodo ci può essere differenza. Ma se si investe per il breve periodo, perchè si utilizza l'azionario?

Qui a lato vediamo anche una statistica che prende in considerazione i vari andamenti delle diverse composizioni in vari intervalli di tempo.
Come si può vedere, statisticamente, a 20 e 30 anni, tutte le composizioni hanno sempre avuto rendimenti positivi, anche nel peggiore degli scenari. A 10 anni, la perdite è invece stata molto limitata, sempre nel peggiore degli scenari.
Questo grafico ci aiuta a capire come bisognerebbe ragionare di azionario solamente nel lungo periodo, proprio perchè la statistica ci viene in aiuto. Se abbiamo un periodo più breve, allora non possiamo statisticamente permetterci un portafoglio solo azionario, a meno che non vogliamo prenderci rischi più alti.
Per sentirci per eventuali aggiornamenti del portafoglio/situazione personali, vi ricordo la possibilità di fissare un appuntamento quando più volete (oltre alle classiche chiamate/email) dal link calendly, che trovate qui o nella mia firma per email: https://calendly.com/poggileonardo_finanza/appuntamento/
Ricordo poi che se vi fossero situazioni familiari/amici che necessitano aiuto per i propri investimenti per migliorare la loro condizione finanziaria/investimenti in essere non efficienti, sono disponibile a sentirli e vedere se possiamo aiutarli. Ogni referenza è infatti ben apprezzata!
Ricordo inoltre che sono da ora ufficialmente attivi tutti i simulatori sul sito: https://poggileonardo.com/strumenti-e-simulatori-finanziari/
Potrete trovare:
– Calcolatore Interesse Composto
– Calcolatore Rendimento Obbligazioni, Titoli di Stato e BTP
– Calcolatore Pensione e Risparmio Fiscale
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E’ inoltre disponibile anche di recente il Manuale del fondo pensione, per una scelta consapevole in base alla situazione personale e lavorativa: https://poggileonardo.com/fondo-pensione-il-manuale/
Stiamo poi lavorando ad altri simulatori e manuali, per dare sempre maggiori informazioni e poter scegliere al meglio, su dati oggettivi, come destinare i propri capitali, così da diminuire il più possibile errori
Come sempre, se doveste avere qualsiasi dubbio, avete i miei contatti.
Un saluto,
Leonardo
Un ultima parte, prima di concludere.
Se ancora non avete pensato alla vostra pensione, forse è il momento di rivederla insieme.
Le previsioni, estrapolate dal Rapporto Annuale INPS del 2024, mostrano come il tasso di sostituzione pensione salario, ovvero la differenza tra l'ultimo stipendio che riceveremo come lavorati, e l'importo della pensione che andremo a prendere, si aggira intorno al 58.9%.
Ciò significa, che se oggi guadagniamo 1.000 euro, la nostra pensione sarà di 589 euro.
Una cifra estremamente inferiore, che deve essere compensata con qualcosa di alternativo per evitare di dover diminuire significativamente il nostro stile di vita.
Se dunque non avete ancora pensato a aprire il vostro Fondo Pensione, non dimenticatevi di scrivermi. Di seguito vi ricordo il Manuale del fondo Pensione: https://poggileonardo.com/fondo-pensione-il-manuale/
E il calcolatore per la pensione e il risparmio fiscale: https://poggileonardo.com/calcolatore-pensione-e-risparmio-fiscale/
Ricordatevi che per aderire al fondo pensione e sfruttare i vantaggi fiscali nel 2025 mancano solo 30 giorni! A breve inverò un'email a tutti come reminder.


Ah, quasi dimenticato.
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